mariano

Richieste di somme percepite, l'INPS ha l'obbligo di motivazione

E’ ormai diventata una cattiva ed errata abitudine dell’INPS che richiede a pensionati o a fruitori di prestazioni assistenziali la restituzioni di somme poiché ritiene non dovute senza dare alcun motivazione al cittadino della ripetizione dell’indebito. Pertanto, il più delle volte l’ente previdenziale nella sua richiesta, difetta di motivazione con violazione e falsa applicazione degli artt. 3, 6 e 10 della legge 241/90. L’Ufficio richiedente, infatti, si limita a scrivere (per esempio): “E’ stata corrisposta indennità di disoccupazione non spettante”. Scritto, quest’ultimo, che non può considerarsi una motivazione. La motivazione è: la giustificazione, la spiegazione del provvedimento che deve avere la sua capacità di convincere che la soluzione è quella corretta e che è stata autonomamente valutata. L’INPS, nelle note di diniego, per assolvere all’obbligo di motivazione imposto dalla legge deve, diversamente, spiegare le sue decisioni di richiesta di restituzione di parte della disoccupazione cat. Naspi, indicando le norme di legge e/o le circostanze di fatto da cui sarebbe scaturita la decisione. La Cassazione (Sentenza SS.UU n. 8053 del 7 aprile 2014) ha stabilito che la motivazione non può risolversi in formule quali “per mancanza dei presupposti di legge […]”. Per il semplice fatto che tali espressioni non danno alcuna prova di autonoma considerazione dei fatti. Quindi, quando l’INPS non MOTIVA la sua richiesta di restituzione di somme lo fa in violazione della legge (241/90) e l’interessato può impugnare il provvedimento dinanzi al Giudice del Lavoro.

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