Caos Lega tra rinvii dell'ultimo minuto e porte chiuse

Si gioca, anzi no, forse a porte chiuse, forse a porte parte con restrizioni, no si rinvia a data da destinarsi. Questo è lo scenario che sta vivendo il calcio italiano e la Serie A in particolare, perché ci sarebbe da sottolineare come dalla Serie B sino alle categorie inferiori si giochi tranquillamente adottando le porte chiuse in prossimità dei “focolai”. Evidentemente il danno economico del primo campionato è tale da imbarazzare e frenare decisioni drastiche ma doverose, allineandosi tra l’altro con gli altri paesi europei che da pochi giorni stanno facendo i conti con l’epidemia che dilaga in Italia da ormai 2/3 settimane.

Nulla di più assurdo e incomprensibile che si lasci passare questo principio del dio danaro viene primo di tutto nello sport più seguito in Italia, allargando il discorso si potrebbe discutere sul perché l’esecutivo politico non si imponga o non si sia imposto prima per obbligare la Lega calcio, la FIGC e tutte le associazioni sportive a seguire una direttiva unica, quale la disputa indiscriminata di tutte le partie a porte chiuse sin da subito. Questo avrebbe in primo luogo ridotto le possibilità di contagio del coronavirus per quanto concerne l’aspetto della salute, ed eliminato problematiche di un calendario sportivo troppo fitto e in scia non avrebbe generato un polverone di polemiche sulla regolarità del campionato di Serie A.

Ma in Italia ci arriviamo sempre dopo, quando in realtà come l’Inghilterra ad esempio che da pochi giorni è alle prese con l’emergenza contagi, si è detta subito disponibile e pronta nella totalità dei club a disputare il proseguo della Premier League a porte chiuse fino a quando la situazione non migliori. Nel nostro bel paese invece ci siamo impegnati a creare confusione e polemiche per decisioni tardive che venivano ribaltate di giorno in giorno con il risultato finale che ad oggi non si giocheranno le semifinali di Coppa Italia e c’è un mezzo turno di serie A da recuperare. Tutto poteva essere risolto settimane addietro con l’imposizione di disputare tutte le partite a porte chiuse in barba a qualsiasi scelta economica con l’auspicio che da li ad un mese la situazione potesse rientrare anche grazie al divieto di presenziare a manifestazioni collettive nell’ottica di un contenimento del virus.

Se tali disposizioni, che sono indubbiamente un salasso per le casse dei Club, sono state adottate nella vita sociale, andando ad incidere da qui a sei mesi sul turismo, sul commercio, sulla ristorazione e sull’economia in generale delle attività italiane, non vediamo perché il Calcio debba astenersi o distinguersi.

Bisognerebbe ragionare in questa maniera, meglio un periodo di grandi restrizioni e rinunce piuttosto che lasciare le cose a metà col rischio che il contagio si diffonda sempre più, è una situazione che va presa di petto e c’è l’obbligo morale e civico di seguire tutti la stessa linea guida per contenere questo maledetto Covid-19