sabato, Ottobre 31, 2020

12 maggio, giornata internazionale dell’infermiere

Nello scorso mese di dicembre, l’Organizzazione mondiale della sanità proclamava il 2020 anno internazionale dedicato all’infermiere ed all’ostetrica, confermando per il 12 maggio la Giornata internazionale, anche nella ricorrenza del bicentenario della nascita di Florence Nightgnale, la nurse inglese che è stata l’antesignana dell’infermieristica moderna. In conseguenza di ciò le Federazioni dei singoli Stati e gli Ordini professionali infermieristici avevano varata una serie di iniziative per celebrare l’evento.

Non ci saranno manifestazioni nazionali o parate, ma gli infermieri in tutto il pianeta hanno occupato ormai da mesi il palcoscenico della vita sociale, lottando unitamente agli altri operatori sanitari contro l’oscuro mostro della pandemia in una gara di impegno, dedizione, generosità e professionalità senza limite, ponendo a disposizione dell’umanità l’olocausto della propria vita terrena.

La Giornata,quindi,del 12 maggio rappresenta un inno corale di ringraziamento e di gratitudine verso gli esercenti della professione infermieristica, riconosciuta la “spina dorsale” del sistema sanitario.

In Italia la prima disciplina giuridica dell’infermiere si ha nel 1925, che si occupa anche delle scuole convitto annesse agli ospedali; per l’accesso alle mansioni di infermiere occorreva il diploma della licenza elementare, nonché il diploma di abilitazione per l’esercizio dell’arte di infermiere, contemplato dalla legge 1264 del 1927. Nel 1940 si avvia un discorso di diversificazione dell’attività infermieristica, distinguendo il generico dal professionale con incremento del titolo di studio iniziale e della durata del corso. Nel 1947 si ha il primo contratto nazionale che stabilisce eguale trattamento economico e giuridico in tutta la penisola. Nel 1954 vengono istituiti su base territoriale i Collegi che interesseranno anche puericultrici e vigilatrici di infanzia.

La figura del generico scompare definitivamente nel 1979. Va ricordato che fino al 1971 è un’attività riservata alle donne e solo da quest’ultimo anno i maschi saranno ammessi alle scuole di formazione.

Nel 1991 si completa la trasformazione del titolo di studio abilitante con il diploma di laurea in scienze infermieristiche a livello universitario.

Agli infermieri di ieri e di oggi, con l’intero comparto di assistenza diretta ed indiretta,e di supporto deve essere data una prova concreta di riconoscimento e ringraziamento, che non può risolversi in una mancia occasionale, ma nella concessione di una concreta stabilità e dignità operativa ancora maggiore, attraverso provvedimenti anche di natura legislativa di stabilizzazione con requisiti eccezionalmente ridotti dal punto di vista temporale, purchè abbiano conseguito negli ultimi tre anni un’idoneità in un concorso pubblico, garantendo comunque i processi di mobilità. Dopo questa drammatica guerra sarebbe davvero ingeneroso che questi precari, scomparsa il coronavirus,  abbiano domani il benservito!

Intanto grazie, grazie, grazie!!!

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