venerdì, Ottobre 23, 2020
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Padel nostro, un racconto di successo scritto dal battipagliese Antonio Petrucci

Dopo il successo di vendite, già oltre 200, del racconto 'Padel nostro', disponibile su Amazon nei formati cartaceo ed e-book, incontriamo l'autore,...

Per il maggio dei libri, VoGliamo leggere Peter Pan

La promozione per la lettura si coltiva seme dopo seme, anno dopo anno. Per il sesto anno consecutivo il Mondo di Bò, libreria specializzata per bambini ragazzi ed insegnati aderisce all’iniziativa nazionale “Il maggio dei libri”, promosso al “centro per il libro e la lettura” e sostenuto da “Mibact” e “Miur” e si avvale della preziosa collaborazione di una tra le compagnie teatrali più giovani e pluripremiate del territorio: La Compagnia teatrale del Bianconiglio. Il capolavoro della letteratura mondiale, detentore dello scettro di best seller per intere generazioni a partire dal 1904, anno in cui il baronetto Sir James Matthew Barrie riuscì a smuovere l’animo grigio del pubblico londinese mettendo in scena lo spettacolo teatrale dedicato a Peter Pan, il bambino che non voleva crescere, si animerà e con lui tutti i personaggi della saga, nel suggestivo Complesso Monumentale di San Francesco, ad Eboli. L’evento che gode anche del patrocino del Comune di Eboli si svolgerà sabato 19 maggio a partire dalle 16.30 e sta entusiasmando lettori di ogni età. «Letture animate, letture ad alta voce e ora un vero e proprio spettacolo teatrale – spiega il team de “Il mondo di Bò”-. Questi sono solo alcuni degli strumenti per diffondere, soprattutto tra le giovani generazioni, l’amore per il libro e per la lettura. E’ importante il sostegno degli organi educativi, le scuole e le famiglie per rieducare i nostri piccoli cittadini all’immaginazione. Anche quest’anno ci siamo, affiancati da attori straordinari con un messaggio ben preciso per adulti e istituzioni: le librerie, indipendenti e non, sono presidi di cultura e per questo vanno sostenuti, sempre e ancor di più».

25 APRILE: QUALE LIBERAZIONE? L’altra faccia di una ricorrenza che divide ancora buona parte dell’Italia. Siamo l’unico paese al mondo che festeggia una sconfitta.

E’ possibile considerare questa ricorrenza come una festa nazionale? Francamente vorrei porre l’accento su qualche avvenimento, come ad esempio rammentare a tutti, che questo giorno vuole ricordare la vittoria dei partigiani, o meglio la liberazione dai tedeschi e da sua eccellenza il Duce, Benito Mussolini. E’ bene ricordare quindi che quella di oggi, semmai, è la definitiva consacrazione della sconfitta della guerra che l’Italia intraprese con il sogno di integrare i confini nazionali, rimasti ancora fuori dall’unificazione territoriale effettuata dal risorgimento, a suo tempo, e quelli territoriali successivi, con la prima guerra mondiale, presi dall’Austria, mancavano all’appello solo i territori sotto sovranità francese. La guerra andò oltre ogni previsione, portandoci alla sconfitta, ma qualunque politico dell’epoca avrebbe agito come Benito Mussolini, perché il rischio di sconfitta era quasi minimo e l’Italia avrebbe avuto quei territori e quei confini che riteneva di sua appartenenza, da sempre. Non è andata bene, purtroppo, per tanti motivi, ma la cosiddetta liberazione altro non è stata che la sconfitta di noi tutti Italiani e per la nostra Italia, che poi fosse o meno il regime fascista a guidare l’Italia è davvero irrilevante, perché alla guerra il consenso venne dato da tutti gli Italiani o almeno dalla stragrande maggioranza di essi. Volendo, quindi, considerare la Liberazione come la sconfitta del regime fascista, in realtà si gioca su di un grandissimo equivoco, perché la grande maggioranza degli Italiani era fascista o monarchica se si vuole essere realisti e non di parte. E’ l’assoluta verità. Tra l’altro va considerato, dopo le dimissioni del Duce e l’arresto dello stesso, che il regime fascista era caduto, quindi non esisteva più in Italia e fu solo resuscitato dai tedeschi come governo fantoccio per il Nord Italia, ma il potere era ancora in mano tedesca. L’equivoco, di cui sopra, fu solo dovuto ad un disaccordo fra fascismo e monarchia, nel tipico casino degli italiani, quando esistono due fazioni diverse (lo abbiamo visto anche durante gli anni della repubblica attuale con i comunisti a fare il tifo per l’URSS contro di noi) quando ci fu la crisi che portò alle dimissioni di Mussolini e ad un diverso assetto dei rapporti con i tedeschi, da parte di ciascuna di questi due gruppi politici, che causò l’occupazione dei tedeschi dell’Italia. In pratica e per farla breve, fu solo un disaccordo interno fra queste due forze politiche che causò l’inevitabile intervento tedesco e il desiderio di liberarsi da questa oppressione straniera da parte degli Italiani, che non pensavano in termini di fazioni politiche, ma in termini di sovranità nazionale. Il tutto si scontrò con il gruppo politico del fascismo, fedele ai patti con gli alleati, e a un senso dell’onore nazionale che sarebbe stato tradito da un loro comportamento diverso, e desideroso di non far scatenare i tedeschi nelle eventuali rappresaglie contro gli italiani del nord, che sarebbero state altrimenti molto più dure di quelle che furono, anche sapendo di essere un governo fantoccio. Parlare di liberazione è, quindi, anacronistico ed improprio, perché la lotta fu contro gli occupanti principalmente e inevitabilmente contro quella parte politica che continuava a sostenerli, cioè il fascismo. Il guaio fu causato dal comportamento dei monarchici, o per meglio dire, della monarchia, che subito dopo si defilarono, lasciando l’Italia senza difese. La liberazione, quindi, è da considerare come la sconfitta dell’Italia da parte degli alleati; furono loro a sconfiggere i tedeschi e non i partigiani che furono, dal punto di vista militare ininfluenti, mentre furono importanti i nostri militari che si unirono agli alleati, dal punto di vista della politica internazionale, perché ci permisero di non subire trattati di Pace troppo disastrosi e umilianti, ma anche così fu un mezzo disastro. Di conseguenza noi Italiani SIAMO L’UNICA NAZIONE AL MONDO CHE FESTEGGIA UNA SCONFITTA!. ANZI DUE SCONFITTE! Quella con i tedeschi e quella contro gli alleati, o addirittura TRE! PERCHE’ SIAMO STATI INVASI ANCHE DAI COMUNISTI. Il 25 Aprile, quindi, è una assurdità tenuta in piedi solo dai comunisti, gli ultimi invasori, per sancire la tesi che sono stati i liberatori dell’Italia dal fascismo, cosa del tutto falsa per ben tre motivi: 1) furono gli alleati a “liberarci” dall’occupazione tedesca e a occuparci a loro volta, essendo noi gli sconfitti, e i partigiani furono del tutto ininfluenti. 2) La liberazione avvenne contro i tedeschi essendo i fascisti rimasti ininfluenti, ma solo una rappresentanza fantoccio del passato regime, ci fosse o non ci fosse Mussolini a dirigerli. 3) I partigiani comunisti furono responsabili delle atrocità compiute in tempo di guerra e di pace a danno degli Italiani, nemici, alleati o avversari politici che fossero; non pagarono pegno solo perché l’Italia era stanca della guerra e lasciarono perdere, inoltre avevano l’appoggio economico e politico di Stalin, fu impossibile estrometterli dalla repubblica democratica. Le conseguenze di tutto ciò le stiamo pagando tuttora, con un sistema politico diviso a metà tra chi sogna la rivoluzione e i moderati, con un sistema economico diviso a metà: con un sistema economico liberale e un sistema economico da cooperative sovietiche, eccessi sindacalistici e sostegno con danaro pubblico a “perdere” ad imprese in fallimento, con una Costituzione che vuol dire tutto e il contrario di tutto. Festeggiare il 25 Aprile è festeggiare questo insieme di assurdità, che stanno distruggendo l’Italia e grazie ai quali ci troviamo nei casini attuali. Cari arroganti.

158 – Salerno, una Provincia da Gustare

Mercoledì 28 ottobre, alle 18,30 , nel Salone Bottiglieri di Palazzo Sant’Agostino a Salerno ,presentazione del libro di Enzo Landolfi158 – Salerno, una Provincia da Gustare”. Con l’autore ne parleranno Alberto Granese dell’Università di Salerno, Carmela Santarcangelo preside del liceo Tasso di Salerno, il nutrizionista e scrittore Antonio Vacca e il critico maccheronico Antonio Fiore. Moderatore il giornalista Antonio Orza. Voce narrante Milva Carrozza

Chi perde paga di King Stephen

chi perde paga battipaglia1929

Un altro colpo da maestro di Stephen King , il secondo romanzo della trilogia iniziata con Mr. Mercedes, nel quale l'autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male.

SVEGLIATI GENIO! Il genio è John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico - reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold - che però non pubblica più da vent'anni. L'uomo che lo apostrofa è Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l'illustre cervello. Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nascondeva un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent'anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di Mr. Mercedes , e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson. Come in Misery non deve morire , King mette in scena l'ossessione di un lettore per il suo scrittore, un'ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo.

Child Lee – Punto di non ritorno

Jack Reacher torna a casa, o per lo meno alla cosa più vicina a una casa che un uomo senza legami e senza radici come lui abbia mai avuto.

«Il miglior autore contemporaneo di narrativa crime.» - Haruki Murakami

Dalla neve e dal gelo del South Dakota si sposta in virginia, nella sede della sua vecchia unità di quando era maggiore della polizia militare. Lo fa per conoscere di persona la donna che ha preso il suo posto, quella Susan Turner che fino a ora per lui è stata solo una voce calda e intrigante al telefono. Ma la persona che trova alla scrivania non è Susan e Reacher riceve due notizie sconvolgenti, una che ha gravi conseguenze penali e una molto, troppo personale... Di fronte a una minaccia ci sono solo due strade da percorrere: la fuga o il combattimento, e per un uomo come Reacher la scelta non si pone...

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