lunedì, Giugno 27, 2022

Battipaglia. Morto Salvatore Cerzosimo, oggi bandiere a mezz’asta al comune

Ieri è deceduto Salvatore Cerzosimo, 74 anni, ex agente della polizia municipale di Battipaglia. Le sue condizioni sono precipitate dopo aver contratto nei giorni scorsi il coronavirus. Salvatore da tempo aveva problemi renali e si sottoponeva periodicamente alla dialisi. Battipaglia1929.it non aveva fatto il suo nome nell’articolo dell’ultimo decesso per coronavirus in città. Una scelta per rispettare il dolore della famiglia e la privacy in questi tragici momenti. Il figlio Mirko ha ritenuto di rendere pubbliche le cause della dipartita del papà e dunque noi non potevamo ignorarlo. Mirko, inoltre ha fatto una denuncia molto forte nei confronti delle istituzioni sanitarie. 

In un post scritto su Facebook, oltre a dare un ricordo bellissimo di suo padre, lancia accuse ben precise al sistema sanitario locale. Scrive che Salvatore è stato respinto dalle strutture e dagli operatori sanitari a cui si è rivolto. La mancanza di cure avrebbe ammazzato Salvatore Cerzosimo. Una denuncia pubblica da far rabbrividire, una denuncia da Procura della Repubblica. Oggi le bandiere del comune resteranno a mezz’asta in segno di cordoglio. La redazione di Battipaglia1929.it esprime profondo cordoglio a Mirko e a tutti i familiari di Salvatore.

Il commovente post sul social “Facebook” di Mirko, figlio di Salvatore:

“Salvatore, 74 anni il prossimo 11 dicembre, in dialisi, COVID POSITIVO, ha ultimato il suo viaggio. Ci ha lasciati. Ha perso la sua battaglia.  Già lo vedo. È solo. Ha paura Salvatore. Non ha più forza per lottare. Dove è la sua famiglia? Non c’è. Non è lì con lui. Non lo possono sentire, non lo possono vedere e non possono neanche avere notizie. Già lo vedo: ha gli occhi fissi al soffitto Salvatore, mentre una lacrima riga il suo volto pulito.  “Mirco, figlio mio, non ti tormentare, tu hai fatto tutto il possibile per me e per aiutarmi a vincere questa battaglia ìmpari: le telefonate, i messaggi, le urla e le minacce a tutti quelli che, distratti e appannatati in una macchinosa e disumana burocrazia, mi stavano un po’ alla volta uccidendo. Tu lo sapevi! Tu lo sentivi che sarebbe finita male! Conoscevi i tempi della mia dialisi (mia hai accompagnato sempre in questi cinque anni) e non ti spiegavi come mai, presso l’ospedale di Scafati, questi tempi si fossero così drasticamente ridotti. E poi eri lì, eri lì con me quando di notte non respiravo e tale era la paura che, invocavo la mia mamma affinché venisse a prendermi per mano per portarmi finalmente al sicuro. Quei medici, quegli infermieri, quelle istituzioni che avrebbero dovuto proteggermi, mi hanno UCCISO! 
-Non ha bisogno di ricovero- ti dicevano, -perché i parametri vitali sono buoni-. 
E la saturazione? 
-Stia tranquillo, va tutto bene, tutto è nella norma-. 
Ma tu lo sapevi figlio mio. Tu eri lì quando io non respiravo, quando piangevo, quando mi mancavano le forze anche per andare in bagno e tremavo dalla paura. Tu lo sapevi e hai lottato contro il mondo a denti stretti, nonostante anche tu debilitato da questo virus maledetto. Ora sono qui, da solo, in questa stanza senza calore. Ho paura, ma non posso dirlo a nessuno. Nella mia testa quanti bei ricordi! Ho condotto esattamente la vita che volevo: tu, Tiziana, i miei adorati nipoti, le mie piccole principesse, e il mio unico amore, tua madre. Ho servito lo Stato con orgoglio e dedizione, lo stesso Stato che oggi mi ha ucciso. Ma, non sono pentito! No. L’ho fatto perché ci ho creduto e ci credo ancora! Davanti ai miei occhi rivedo i nostri ultimi viaggi in autostrada verso l’ospedale. Avrei voluto fare viaggi diversi insieme a te, ma forse, senza questi viaggi, non avrei mai capito che grande uomo sei diventato. Nelle orecchie la tua voce che urla contro i medici e gli infermieri la sera del ricovero, perché abbandonati per ore in auto, con la bombola dell’ossigeno ormai vuota. Non abbatterti figlio mio. Hai fatto tutto ciò che potevi e lo hai fatto con la forza di cento uomini. Ora sono qui, sono solo, ho freddo, tanto freddo. Ho paura, ma vedo una luce bellissima davanti ai miei occhi. Vado. Non piangere. Non ci siamo sempre compresi, ma ho cercato di essere un buon padre. Sono orgoglioso di te. Forse non te l’ho mai detto e forse non ti ho mai neppure abbracciato come avrei voluto. Lo faccio ora. Ti stringo forte. Me ne vado, ma non ti lascio solo. Ti dico grazie. Ti amo tanto. Prenditi cura della tua mamma. Asciuga le sue lacrime con il tuo amore e dille che è stato il dono più bello e prezioso che la vita potesse farmi. Non smetterò mai di amarla. Ciao figlio mio, non cambiare mai, sii sempre l’uomo onesto e coraggioso che sei. Non smettere mai di lottare per le cose giuste e rendi giustizia a questa mia inumana e prematura dipartita facendo del bene a chi ne ha bisogno. Grazie per aver reso questi ultimi giorni di vita caldi per l’amore che mi hai dato. Accanto a te mi sentivo al sicuro.  Addio figlio mio, addio. Bacia mamma. Prenditi cura di lei e abbi cura di te”. 

Salvatore, 74 anni a dicembre, in dialisi, covid positivo, ha ultimato il suo viaggio. Ci ha lasciati. Ha perso la sua battaglia. Tutti abbiamo perso: la famiglia, gli amici, i parenti e quanti lo amavano, ma soprattutto hanno vergognosamente perso le istituzioni, i medici, gli infermieri e lo Stato. Sono loro che lo hanno ucciso, prima nella dignità e poi nel corpo. 

Io Mirco, suo figlio, impotente di fronte a questo doloroso calvario, nonostante gli sforzi, porterò sempre dentro di me un vuoto per non essere riuscito a salvare il mio papà. Io, Mirco, suo figlio, sarò sempre orgoglioso di come lui, Salvatore, l’unico vero eroe di tutta questa triste storia, il mio papà, il papà migliore che avessi mai potuto avere, ha saputo lottare con forza, coraggio e dignità questa crudele battaglia. Io, Mirco, suo figlio, nonostante la rabbia, la vergogna e il dolore, voglio dire grazie a quanti, anche solo con un messaggio, sono stati vicini alla mia famiglia in questa triste e devastante lotta. Grazie a quanti si sono resi disponibili ad aiutarci con i loro mezzi (laboratori analisi, servizio ambulanza, politici, etc…). Ringrazio in modo particolare il prof. Gigliotti per la sua disponibilità, professionalità e grande umanità. E, soprattutto, voglio che più nessuno viva il dolore che ha distrutto le nostre vite, per cui, appena mi sarà possibile uscire di casa (sapete che anche io sono covid positivo), metto a disposizione la mia persona per quanti dovessero avere bisogno.

Vi abbraccio tutti e abbraccio il mio papà, mio unico, grande e insostituibile esempio di vita, mia guida, mio eroe, mio tutto”.

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