mercoledì, Luglio 28, 2021

Battipaglia. Costruzioni residenziali convenzionate a Santa Lucia. La Corte d’Appello condanna Di Cunzolo. “Sono sereno, aspetto motivazioni per ricorrere in Cassazione”

La Corte di Appello di Salerno – Sezione Penale – all’udienza dell’8 luglio scorso ha condannato l’arch. Brunello Di Cunzolo a mesi dieci di reclusione e l’ing. Attilio Busillo a mesi 2 di arresto ed Euro 20mila di ammenda, con i benefici della pena sospesa. La Corte di Appello ha ribaltato la sentenza di assoluzione del Tribunale di Salerno emessa il 14 dicembre del 2018 nel procedimento a carico di Pontecorvo Giuseppe + 5. In primo grado Bruno Di Cunzolo rinunciò alla prescrizione dei reati imputati e venne assolto perché i fatti contestati non sussistevano. Il giudice estensore della Corte di Appello, dott. Vincenzo Di Florio, con molta probabilità, la prossima settimana pubblicherà le motivazioni che lo hanno indotto a sovvertire il giudizio di assoluzione di primo grado. Il processo (primo e secondo grado) ha riguardato le 13 costruzioni in località Santa Lucia di Battipaglia realizzate dalla Slam srl di Giuseppe Pontecorvo, con progettazione e direzione dei lavori di Di Cunzolo; entrambi imputati assieme ai dipendenti del Comune di Battipaglia Michelangelo Guardigni, Attilio Busillo, l’ing. Gaetano Oliva e l’arch. Maria Grabiella Camera. Tutti accusati dei reati ex art. 30 D.lgs. 380/00 (lottizzazione abusiva) ed ex artt. 110 e 323 cp (abuso d’ufficio in concorso) dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, che ha ritenuto illegittime le concessioni edilizie rilasciate dai tecnici comunali per la costruzione di 330 appartamenti. Fatto salvo per Di Cunzolo e Busillo, gli altri 4 imputati sono usciti assolti dal processo di primo grado per aver eccepito la prescrizione dei reati contestati. Lapidario Brunello Di Cunzolo sulla condanna della Corte d’Appello di Salerno: ”attendo sereno le motivazioni della condanna, per analizzarle assieme ai miei avvocati. Preannuncio ricorso in Cassazione. Se fossi stato convinto di aver posto in essere una illecita condotta avrei goduto della prescrizione. Ho la coscienza pulita, confido nel vaglio di legittimità dei giudici del Palazzaccio. Non comprendo il clamore suscitato da questa sentenza, soprattutto in relazione al mancato clamore sull’assoluzione in primo grado quando rinunciai alla prescrizione, in un’epoca in cui è sempre più raro distinguersi per tutelare dignità e onestà”.

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