lunedì, Settembre 26, 2022

Black Friday granata, anzi no. Pareggio a Cagliari, ma quante lacune

Articolo di Antonio Iovino

In terra sarda i granata di mister Colantuono strappano un pareggio all’ultimo minuto contro un Cagliari per nulla spettacolare ma con un Joao Pedro in più. Dopo un primo tempo privo di emozioni, i padroni di casa trovano il gol del vantaggio al 73esimo, grazie ad una zampata del neo entrato Leonardo Pavoletti, su assist, appunto, di Joao Pedro. Colantuono, dunque, tenta il tutto per tutto buttando nella mischia anche Simy e Vergani e in pieno recupero, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, l’ex Sampdoria Federico Bonazzoli buca Cragno e regala un punto alla Salernitana. Al netto del pareggio conquistato, emergono in maniera più che evidente, ancora una volta, i limiti tecnici della squadra con l’ippocampo sul petto. Ma andiamo con ordine. La difesa perde ancor più stabilità con l’assenza forzata di Strandberg ma quanto meno, gli esterni, specialmente Ranieri e Zortea, offrono una buona prestazione. Non eccezionale, invece, la prova di Veseli, anche ammonito per una reazione sopra le righe. Il centrocampo, però, è il reparto che da tempo, un po’ per la sfortuna, un po’ -usando un eufemismo- per un mercato eseguito in maniera grossolana è assolutamente inadeguata, preoccupa maggiormente. Le assenze forzate di Mamadou Coulibaly e Kastanos, un Capezzi appena rientrato da un lungo infortunio e la quasi totale assenza di qualità e alternative, pesano in maniera oltremodo evidente sul rendimento del gruppo. Lassana Coulibaly ed Obi cercano di fare il possibile per far girare la squadra, Di Tacchio, come sempre, ci mette il cuore, ma le prestazioni sono tutt’altro che ottimali e ciò, in Serie A, si paga a caro prezzo (quasi come i biglietti per le sfide contro Juventus ed Inter). L’assenza di Ribéry, poi, fa sì che la compagine di Colantuono navighi a vista in una tempesta che diventa sempre più potente e pericolosa, rendendo la situazione ancor più disperata. L’attacco, infatti, orfano del campione francese, si affida alle centinaia di sponde di Djuric, stoico ma poco efficace, e ai guizzi di Bonazzoli -autore del gol- che però è costretto a stare troppo lontano dalla porta. L’infortunio di Gondo durante la prima frazione di gioco non aiuta ma anche lui, da solo, può fare ben poco. Simy entra e non sfigura ma il bomber che si conosceva fino a qualche mese fa, complice un modus operandi che non premia le sue potenzialità in area di rigore, resta un ricordo. É bene chiarire, ancora una volta, che il grande impegno degli uomini con la “camiseta” granata è più che evidente e lo sottolineano quegli otto punti conquistati, che in classifica mettono la Salernitana sullo stesso piano o quasi di compagini con un organico, almeno sulla carta, superiore. Vedere il Cagliari di Joao Pedro, Cragno, Marin, Nandez e Strootman o il Genoa di Criscito, Destro, Sirigu e Rovella, nelle stesse zone di classifica della Bersagliera, conferma che nonostante le diverse criticità, gli uomini di Colantuono scendono in campo quasi sempre col coltello tra i denti. Ma, al contempo, è chiaro che così non si resta nella massima categoria ma, al massimo, si retrocede in maniera quasi dignitosa. E questo a Salerno non può bastare. La città, dopo aver ricominciato a sognare -ma mai in maniera serena- si trova costretta ad assistere a situazioni che, con i valori positivi dello sport, con la passione della piazza, con l’amore per la maglia, con la voglia di potersela giocare con tutti a testa alta, c’entrano meno di zero. Il pareggio di Cagliari non condanna a morte, ma l’ascia del boia pende ancora sulla testa dei granata: non accorgersene non è da sognatori ma da finti ciechi. La Salernitana ha bisogno di interventi di rilievo in tutte le zone del campo perché solamente con corsa e muscoli, per lo meno in un campionato del genere, non si ottiene granché. Ci si augura, così come avviene da tempo, che il mercato di gennaio, più vicino di quanto possa sembrare, venga condotto in maniera tale da permettere alla squadra di lottare alla pari, fino all’ultimo istante, almeno con le dirette concorrenti.

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