lunedì, Febbraio 6, 2023

Nocera. Associazione per delinquere per operazioni inesistenti, 9 misure cautelari e 136milioni di euro sequestrati

Ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali nei confronti di 9 persone, con un sequestro di beni e valori per un importo superiore ai 136 milioni di euro.  La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera ha chiesto ed ottenuto dal Gip la custodia cautelare in carcere nei confronti di R.C. (classe ’88), gli arresti domiciliari per altri 4 indagati, L.C. (classe ’62), B.C. (classe ’92), D.B.V. (classe ’81) F.D, (classe ’82) ed il  divieto di dimora nelle province di Salerno e Avellino, nonché nel comune di Roma per altre cinque persone M.P. (classe ’68), G.D.R. (classe ’71), G.R. (classe ’78) e V.L. (classe ’88). Tutte le misure sono state eseguite stamani dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Salerno. L’inchiesta coinvolge  82 persone fisiche, a carico delle quali vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, ricettazione, riciclaggio e  reimpiego di denaro provento di reato, omesso versamento d’imposte, sostituzione di persona, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico.

A condurre le indagini sono stati il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Salerno e gli uomini delle Compagnie Guardia di Finanza di Scafati e  Nocera Inferiore. Sotto scacco i promotori e gli organizzatori di un sodalizio criminale con sede operativa a Castel San Giorgio che, attraverso la gestione di 12 società di capitali, si sono resi responsabili di una ingente “frode carosello” riguardante la vendita di carburante. Secondo l’ipotesi accusatoria sarebbero state annotate, nell’arco temporale compreso dal 2017 al 2020, nelle scritture contabili delle società coinvolte, fatture per operazioni soggettivamente  inesistenti, ossia poste in essere realmente, tra soggetti differenti da quelli indicati sul documento fiscale, per un importo superiore ai 900 milioni di euro, con una sottrazione al pagamento dell’imposta sul valore aggiunto di oltre 160 milioni di euro.

Le condotte contestato riguarderebbero alcune società titolari di depositi fiscali di prodotti petroliferi e destinatari registrati, con sede a Roma che -previo versamento delle accise- provvedevano alla cessione di ingenti quantitativi di carburante a società “cartiere”.   Queste ultime prive di una reale operatività e struttura patrimoniale. Operazioni finalizzate – secondo l’accusa – ad evadere l’IVA, sulla base della presentazione di false dichiarazioni di intento, con le  quali le “scatole vuote” attestavano in modo non veritiero di essere in possesso dei requisiti di esportatore abituale. Nella fase finale dell’intera catena distributiva, lo stesso carburante, dopo essere giunto a due società dell’agro-nocerino-sarnese, di cui una nota per essere tra le cinque maggiori in Italia per distribuzione di prodotti energetici, veniva immesso in commercio. Le società “cartiere”, nell’interporsi tra il deposito fiscale e gli operatori salemitani, non procedevano al versamento delle imposte dovute sulle cessioni, consentendo a quest’ultimi di detrarsi indebitamente l’Iva e  praticare conseguentemente prezzi inferiori a  quelli di mercato, con un evidente effetto distorsivo della concorrenza. Le indagini, sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, la disamina di documentazione contabile ed extracontabile, accertamenti bancari su un numero rilevante di rapporti di conto corrente personali e  societari, hanno permesso dunque di delineare, sulla base dell’impostazione accusatoria, la piena consapevolezza circa la realizzazione di una condotta truffaldina da parte di tutti i soggetti che operavano ai vari livelli della filiera commerciale, alias i rappresentanti legali e di fatto dei depositi fiscali, delle società interposte e di quelle beneficiare del sistema evasivo. I soggetti economici salemitani erano gestiti dal principale indagato, dominus dell’associazione, con il fattivo contributo dei suoi collaboratori che, anche in assenza di formali rapporti di subordinazione lavorativa, ne curavano la gestione contabile e finanziaria. Contestualmente, sono state rilevate diverse condotte finalizzate a  riciclare gli illeciti capitali accumulati, attraverso vorticosi trasferimenti di flussi finanziari, transitati su più conti corrente ed utilizzati, tra l’altro, per l’acquisto di unità immobiliari e in investimenti in ulteriori e distinte persone giuridiche.

Grazie a Jumbo, il cane delle fiamme gialle specializzato nell’individuare banconote nascoste, sono stati sequestrati 1.792.000 euro in contanti. Le banconote si trovavano sparse fra zaini, buste in plastica e scatole di cartone. Nell’ambito della stessa operazione è stato anche sequestrato un hotel situato a Montoro, in Provincia di Avellino.

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