Donne uccise da uomini. Violenza di genere e femminicidio in Italia

Il femminicidio, la forma di violenza finale, il gesto estremo, affonda le sue radici nella discriminazione di genere e quindi nella cultura sessista di cui sono ancora carnefici le società odierne. Nel primo Rapporto mondiale riguardo all’omicidio di genere, redatto nel 2012 da Rashida Manjoo (Relatrice speciale dell’Onu sulla violenza contro le donne le sue cause e le sue conseguenze), emerge la sconcertante problematica per cui i femminicidi sono socialmente accettati, tollerati e giustificati, raggiungendo numeri spaventosi a livello mondiale. Sempre nel 2012, Rashida Manjoo  ha effettuato una missione conoscitiva in Italia. Il Rapporto sul monitoraggio della violenza di genere nel nostro Paese, chiamato tecnicamente “Addendum”, contiene i risultati ai quali la Relatrice speciale delle Nazioni Unite è giunta dopo essere stata a Roma, Milano, Bologna e Napoli. A conclusione della visita, il 26 gennaio 2012, Rashida Manjoo ha dichiarato che la violenza domestica prolifera nelle case italiane. A conferma di ciò, i dati statici attuali diffusi dall’ANSA, i quali riportano che nel 2022 sono state 125 le donne italiane uccise da uomini e in 103 casi il delitto si è consumato in ambito familiare affettivo, 61 di questi femminicidi sono stati compiuti dal partner o ex, 34 da un genitore o da un figlio. Nel Rapporto nazionale emerge la questione per cui  la violenza è, per molte donne, un fenomeno accettato nelle relazioni uomo-donna, questo perché nel nostro Paese prevale un modello culturale patriarcale; ciò rappresenta uno dei motivi per cui la violenza domestica di solito non  viene denunciata alle autorità competenti. Il Rapporto nazionale ha cercato di definire anche la posizione dello Stato, specificando che in Italia le leggi per tutelare le donne vittime di violenza ci sono, ma non sempre vengono applicate correttamente.

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