giovedì, Febbraio 22, 2024

Riciclaggio di denaro, 25 arresti tra Battipaglia, Napoli, Bologna, Prato, Pistoia, Monza, La Spezia e Genova

Riciclava il denaro frutto di attività illecite grazie a professionisti compiacenti il gruppo criminale sgominato oggi dal nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, dal Scico e dai carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Napoli che hanno notificato in 8 province (Napoli, Bologna, Prato, Pistoia, Monza, La Spezia, Genova e Battipaglia) 25 misure cautelari e un sequestro da circa 8,4 milioni di euro emessi dal gip di Napoli su richiesta della DDA (pm Alessandra Converso e Maria Teresa Orlando).
    Dalle indagini è emerso che il gruppo criminale tra cui figurano anche soggetti legati alla criminalità organizzata, aveva investito il 
denaro sporco derivante dalle frodi fiscali e dalla contraffazione nell’abbigliamento di tendenza, nella ristorazione, nella vendita di orologi contraffatti e anche in altri settori economici.

Tra i vari investimenti emersi anche la metà del capitale di una clinica di Campobasso per la cura dell’autismo, acquisita investendo di 3 milioni di euro.

 reati contestati sono associazione per delinquere, ricettazione, detenzione e porto illegale di arma da fuoco in luogo pubblico, nonché di tentata estorsione e tentato omicidio aggravati dal metodo mafioso. Sono stati notificati tre arresti in carcere, nove agli arresti domiciliari e tredici all’obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. 

Tra coloro che sono finiti ai domiciliari nell’ambito dell’indagine della Guardia di Finanza, del Scico e dei carabinieri di Napoli sull’attività di riciclaggio di un gruppo criminale con base a Napoli (25 misure cautelari in 8 province e un sequestro da 8,4 milioni di euro) figura anche Salvatore D’Amelio, titolare di vari brand internazionali di abbigliamento giovanile (tra cui “Minimal” e “Drop list”). Dagli accertamenti è anche emerso che alcuni dei destinatari dei provvedimenti trasportavano armi clandestine con matricole abrase (sia armi comuni da sparo che armi da guerra). Gli investimenti dell’associazione a delinquere sgominata da finanzieri e carabinieri venivano supportati con immagini e commenti pubblicati, quasi quotidianamente, sui principali social network: il target era soprattutto di un pubblico giovanile, per pubblicizzare l’apertura di nuove linee commerciali ed enfatizzare un tenore di vita del tutto incompatibile con gli esigui redditi dichiarati al fisco. Alcuni indagati inoltre avrebbero preso parte anche ad altre vicende criminali, come la detenzione e il porto illegale di armi, la tentata estorsione e il tentato omicidio, aggravati dal metodo mafioso, ai danni di una persona in debito per un affare non andato a buon fine.

(fonte Ansa)

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