Battipaglia. Fotoreportage. L’ex tabacchificio costato ai cittadini 7 miliardi di vecchie lire rischia di cadere a pezzi (vedi immagini)

Il Tabacchificio di via R. Jemma: da eccellenza produttiva del sistema economico italiano  a simbolo di incuria e decadenza. Una bellezza architettonica vincolata dal ministero dei beni culturali per il suo interesse storico – artistico; tanto che nel 2021, nel centenario della sua nascita, è stato emesso anche un francobollo ordinario stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Spa.

L’artista Marco Gallotta, sul francobollo, con una tiratura di in un milione di copie,  ha  raffigurato un particolare degli edifici che ospitavano lo storico Tabacchificio di Battipaglia.

“In primo piano si stagliano uomini e donne intenti alla lavorazione del tabacco e sullo sfondo svettano le ampie vetrate con le caratteristiche grate da cui si intravede “il Castelluccio”, uno dei simboli della città di Battipaglia”.

Oggi l’ex complesso Ati, una parte occupata da Alba srlr, è a rischio crollo; abbandonato al destino della città, probabilmente sarà abbattuto e sull’attuale superficie potrebbero essere costruiti altri palazzi, come di consueto avviene a Battipaglia.

L’ex Ati, ubicato tra Via R. Jemma e la SS18, occupa un’area di 42.203 mq, in zona D3 del vigente Piano Regolatore Generale “industriale da trasformare”. Nel 1998 l’acquisto, per 3.718.489 euro, fu definito all’epoca del commissariamento Lenge, la sindacatura di Fernando Zara perfezionò tutto l’iter amministrativo partito da una idea dell’ex consigliere comunale Silvio Bacco.

Fu rilevato a trattativa privata dopo che l’Ati spa, aveva avviato la vendita nel 1986 e dopo un‘asta pubblica negativa nel 1996. Nel maggio 2004 si costituisce la STU (Società di trasformazione urbana) Battipaglia Sviluppo spa tra il Comune di Battipaglia (46% del capitale sociale) ed i soci privati, col Comune che conferisce l’ex tabacchificio per l’intervento previsto, da attuare attraverso un Pua (piano particolareggiato) approvato dal Comune nel 2007.

Le difficoltà amministrative e i continui contenziosi, la dissoluzione della perimetrazione individuata per la trasformazione urbana portano alla liquidazione della STU, in perdita negli anni, che chiude l’ultimo bilancio con un debito di 440.755 Euro.

Nel 2010 il Comune individua l’ex tabacchificio nel programma PIU Europa per una ristrutturazione parziale di 4 milioni, idea poi abbandonata per le esigenze di cassa dell’Ente che inserisce l’ex Ati nel piano di vendita degli immobili per circa 11 milioni di euro (poi 8 milioni e mezzo con la commissione straordinaria).

Dopo l’uscita dal piano di riequilibrio finanziario, le opzioni per l’Ente sono diventate due: venderlo o metterlo a reddito. E così l’amministrazione comunale guidata da Cecilia Francese l’ha sottratto dalla vendita, con l’idea mai realizzata di costituire un Expo, un polo fieristico, un museo d’auto d’epoca. Ma solo idee e nulla di più.

Oggi è l’emblema dell’incuria: tetto sfondato in più parti, cumuli di rifiuti d’ogni tipo abbandonati da anni e perfino carcasse d’auto lasciate a prender polvere. 

Da qualche settimana, infine, tantissimi cittadini invano hanno denunciato il rischio concreto di crollo del tetto e delle tegole del tabacchificio su quella lunga zona di via Rosa Jemma.

La mancata messa in sicurezza dell’area potrebbe, nel caso venissero giù pezzi del tabacchificio, provocare serie lesioni ai passanti e ai tanti automobilisti, che quotidianamente transitano sul marciapiedi e sulla strada.

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