Atlante dell’Arte Contemporanea 2026. Il Pittore Fernando Mangone al Museum of Modern Art

Il panorama dell’arte contemporanea internazionale accoglie la partecipazione del maestro Fernando Mangone all’Atlante dell’Arte Contemporanea 2026, in occasione dell’edizione speciale “New York 2026”, promossa dalla Start Group, membro corporate del MoMA (Museum of Modern Art). Un evento che segna un importante riconoscimento per l’artista campano, la cui opera sarà valorizzata all’interno di una delle istituzioni più prestigiose del mondo artistico, il MoMA di San Francisco.

La sua arte, intensa e vibrante, si distingue per la profonda carica emotiva e la capacità di coniugare simbologia e narrazione visiva. Originario del Cilento, e oggi residente nella suggestiva Valle del Sele e del Tanagro, territori intrisi di storia e natura incontaminata, Mangone trae linfa dalle sue radici per dare forma a un linguaggio pittorico che affonda nella terra e nella memoria collettiva. Le sue opere parlano di un Sud profondo, autentico, capace di farsi voce universale.

“Questa partecipazione rappresenta una tappa fondamentale del mio percorso. Esporre in un luogo simbolico come il MoMA significa entrare in dialogo con una comunità globale, portando con sé le radici profonde della mia terra, il Cilento, la Valle del Sele e il Tanagro, e la voce delle emozioni umane che da sempre cerco di raccontare. È un invito ad ascoltare l’anima, anche attraverso il colore e la materia.” A dirlo è il Pittore delle aree interne Fernando Mangone.

“Questo traguardo non è solo mio, ma appartiene a ogni sguardo che si è posato sulle mie opere con meraviglia o inquietudine. È un riconoscimento che dedico alla mia terra, al Cilento, alla Valle del Sele e al Tanagro, che mi hanno nutrito di luce, di silenzi e di memorie antiche. Ogni mio dipinto nasce da un’urgenza interiore: raccontare ciò che spesso le parole non sanno dire. Le mie tele sono luoghi di passaggio, in cui il dolore e la speranza si intrecciano, dove il tempo non è lineare ma vibra, pulsa, si fa carne e colore. Esporre al MoMA non significa solo essere visibile: significa avere la possibilità di toccare l’anima di chi osserva, in una lingua universale fatta di emozioni. E se anche solo una persona, davanti a un mio quadro, riuscirà a sentirsi meno sola, allora l’arte avrà compiuto il suo dovere più alto” – conclude Mangone.

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