martedì, Febbraio 24, 2026

Battipaglia. Giusto processo e imparzialità: la “battaglia” del Prof. Avv. Pasquale Rago arriva alla Consulta

Il prossimo 20 maggio 2026 segnerà una data spartiacque per la giustizia penale italiana. La Corte Costituzionale è chiamata a decidere su un paradosso normativo che mina le fondamenta dello Stato di diritto: può la persona offesa, che si oppone all’archiviazione, ricusare un giudice se ne ritiene compromessa l’imparzialità? Al centro di questa sfida di civiltà giuridica emerge l’azione del Prof. Avv. Pasquale Rago, noto legale battipagliese, che ha curato l’intervento ad adiuvandum per conto della sig.ra Patrizia D’Addario. Un contributo definito dagli osservatori “chirurgico”, volto a sanare una frattura nel sistema processuale che oggi vede la vittima del reato come un soggetto “orfano” di garanzie proprio nel momento in cui attiva il contraddittorio. L’attuale impianto codicistico (artt. 37 e 38 c.p.p.) esclude la persona offesa dal novero dei soggetti legittimati a ricusare il giudice, riservando tale facoltà solo alle “parti” in senso tecnico. Ne deriva un’anomalia: chi promuove l’opposizione all’archiviazione non può verificare la terzietà di chi è chiamato a decidere. La strategia difensiva del Prof. Rago si muove su un binario di altissimo profilo dogmatico, ancorando l’intervento ai principi degli artt. 111 e 117 della Costituzione e all’art. 6 della CEDU. L’obiettivo è trasformare le garanzie costituzionali da “enunciazioni simboliche” a “strumenti reali”. Secondo la tesi sostenuta dal legale, se il principio del giusto processo deve essere effettivo, non può vaporizzarsi nella fase embrionale delle indagini preliminari. La questione nasce dall’Ordinanza n. 239/2025 della Cassazione, che ha recepito i dubbi sulla tenuta del sistema. Se la Consulta accoglierà la tesi sostenuta, tra gli altri, dall’avvocato Rago, si aprirà una nuova stagione di tutele per le vittime dei reati, colmando quella “zona grigia” dove oggi il controllo sull’imparzialità è precluso. Uno Stato di diritto autentico non si misura dalle sue proclamazioni, ma dalla capacità di offrire rimedi concreti. La posta in gioco è l’essenza stessa della Giustizia: garantire che nessuno sia giudicato da un giudice che non sia, sopra ogni ragionevole dubbio, terzo e imparziale.

Articoli simili

SEGUICI

20,431FansMi piace
5,016FollowerSegui
1,080IscrittiIscriviti

Ultimi articoli