lunedì, Marzo 9, 2026

Stadio a Battipaglia, la rabbia degli Ultras 1929: «Tre anni di esilio, ora basta. È una vergogna senza fine»

BATTIPAGLIA – Un attacco frontale, durissimo, che mette nel mirino l’amministrazione comunale e la gestione degli impianti sportivi cittadini. Gli Ultras 1929, cuore pulsante del tifo bianconero, hanno diffuso un comunicato dai toni inequivocabili: la pazienza è finita. Al centro della contestazione, lo stato di abbandono del “Sant’Anna” e l’inagibilità del “Luigi Pastena”, una combinazione che costringe la Battipagliese a giocare lontano dalle proprie mura da ormai tre anni. Il dito è puntato in particolare sul restyling dello storico campo Sant’Anna. Secondo i sostenitori, quello che doveva essere il fiore all’occhiello della rinascita sportiva locale si è trasformato in un cantiere fantasma. Nonostante le rassicurazioni fornite dall’amministrazione nel febbraio 2024, il progetto del nuovo manto sintetico è rimasto sulla carta. «Il risultato ad oggi, 8 marzo 2026, è che questa amministrazione è riuscita addirittura a perdere i fondi sportivi, gravando sulla cittadinanza per il completamento dell’opera», denunciano gli ultras. Non va meglio per lo stadio Luigi Pastena. Nonostante gli ingenti investimenti per la pista di atletica e la messa in sicurezza degli spalti, l’impianto resta off-limits per il calcio. La causa? Un terreno di gioco definito «fatiscente» che rende impossibile la pratica agonistica. A complicare il quadro burocratico si aggiungerebbe, secondo il comunicato, una concessione scaduta nel dicembre 2025 e mai rinnovata, che blocca di fatto ogni possibilità di utilizzo immediato. La protesta è culminata con l’esposizione di uno striscione dal messaggio inequivocabile: “Stanchi del vostro indegno operato, Battipaglia vuole uno stadio”. La richiesta della piazza è chiara: il ripristino immediato del Pastena e il completamento dei lavori al Sant’Anna per permettere ai battipagliesi di tornare a seguire la propria squadra nella propria città. L’esilio forzato continua a pesare non solo sui risultati sportivi, ma sull’identità stessa di una comunità che vede nei propri stadi dei simboli storici ormai ridotti al silenzio.

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