Di Francesca Galluccio
Premiata nell’ambito di “Otto donne per l’Otto marzo”, Nunziata ha trasformato il riconoscimento in un discorso sul valore della cura, sulla vita indipendente e sulla bellezza della diversità.
Un messaggio di dignità, diritti e responsabilità collettiva. È quello che Simonetta Nunziata ha consegnato alla cittadinanza durante la cerimonia di “Otto donne per l’Otto marzo”, il riconoscimento per il suo impegno sociale della Commissione Pari Opportunità del comune di Battipaglia.
Nunziata, Presidente di Officine Abilmente, attivista per la vita indipendente delle persone con disabilità, ha trasformato la sua esperienza di vita in impegno concreto per l’inclusione e l’autodeterminazione.
Nel suo intervento, Nunziata ha scelto innanzitutto di ridimensionare l’idea dell’eccezionalità individuale, sottolineando invece il valore delle relazioni e degli incontri che rendono possibile ogni percorso umano. “Nessun valore nasce mai da solo”, ha spiegato, ricordando come il suo cammino sia stato reso possibile da persone, relazioni e opportunità che nel tempo hanno generato nuove possibilità di vita.
Il cuore del suo messaggio ha riguardato l’esperienza personale con la sclerosi multipla progressiva, affrontata “non come una sottrazione, ma come una dimensione della vita capace di interrogare e trasformare.” Da qui nasce anche il suo impegno per la vita indipendente, che Nunziata definisce “come la possibilità di scegliere: scegliere come vivere, dove vivere, con chi vivere e quali sostegni rendano possibile il proprio progetto di vita.”
Una riflessione che si lega a un tema centrale del suo intervento: il valore della cura. “La cura è un atto politico”, ha affermato con forza, ricordando quanto il lavoro degli assistenti personali sia fondamentale per rendere concreta l’autonomia delle persone con disabilità. Un lavoro che non può essere considerato marginale o improvvisato, ma che richiede competenza, etica e riconoscimento. “È nello spazio della cura che si misura il grado di civiltà di una comunità”
Nel suo discorso c’è stato spazio anche per lo sport, che ha avuto un ruolo importante nella sua formazione. L’esperienza del basket e della squadra le ha insegnato il valore della disciplina, della responsabilità reciproca e della condivisione, ma soprattutto una lezione fondamentale: “Nessuno si salva da solo e la dignità dell’uno cresce insieme alla dignità degli altri”
Accanto allo sport, anche l’arte – dalla poesia alla musica – rappresenta per Nunziata un luogo privilegiato di espressione e libertà. La cultura, ha spiegato, deve essere viva e accessibile, capace di superare stereotipi e categorie rigide per dare voce a tutte e tutti.
Tra i passaggi più significativi del suo intervento c’è anche una riflessione sul significato della diversità. “La diversità non è una medaglia, non è un’eccezione da celebrare, non è eroismo”, ha detto. “La diversità è una dimensione umana. Ed è una forma di bellezza”. Per questo il diritto a una vita accessibile non può essere considerato una questione privata, ma una responsabilità collettiva che riguarda l’intera comunità.
Nel finale, Nunziata ha allargato lo sguardo al tempo presente, segnato da conflitti e disumanità, invitando a custodire ciò che rende umano il vivere insieme.
“Non desidero essere considerata eccezionale: desidero, per me e per tutti, un mondo più giusto. Un mondo in cui la diversità non faccia paura, ma riveli bellezza; in cui la cura sia riconosciuta; in cui la vita di ciascuno sia accessibile”.
Un messaggio che trasforma un riconoscimento personale in una riflessione pubblica sul tipo di società che si vuole costruire: più inclusiva, più consapevole, più umana.
Di Francesca Galluccio









