Referendum, il “No” dilaga a Salerno e nell’Agro: Battipaglia regge l’urto del “Sì”, ma solo Campagna vince davvero

Battipaglia – L’analisi del voto referendario in provincia di Salerno consegna un quadro netto: una prevalenza del “No” che travolge il capoluogo e i centri dell’Agro nocerino-sarnese, con Battipaglia che prova a resistere e Campagna che si attesta come l’unica, vera eccezione territoriale. A Battipaglia, nonostante la vittoria del No con il 56,08%, il fronte del  riesce a reggere l’urto meglio che altrove, portando a casa il 43,92% dei consensi (circa 9.000 voti). Un dato che appare significativo se paragonato al crollo dei favorevoli alla riforma nei grandi centri vicini. Il distacco registrato a Battipaglia diventa un abisso spostandosi verso il capoluogo e l’area nord della provincia: Salerno: Il fronte del No dilaga con il 62,32%, lasciando il Sì a un magro 37,80%. Cava de’ Tirreni: Anche qui il No vince nettamente con il 58,82%. Scafati e Sarno: Nell’Agro la tendenza è ancora più marcata, con il No che a Scafati vola al 65,44% e a Sarno tocca il 58,29%. Nocera Inferiore e Superiore: Qui si registrano i picchi massimi della provincia per il fronte contrario, rispettivamente con il 64,79% e il 63,61% di voti per il No. In questo scenario di netto rifiuto, spicca il caso di Campagna. È infatti l’unico tra i principali centri della provincia in cui il  riesce effettivamente a vincere, ottenendo la maggioranza assoluta con il 51,37% dei voti, contro il 48,63% del No. Al di là della sfida tra i due schieramenti, il dato politico più schiacciante resta quello delle urne rimaste vuote. Se a Battipaglia gli astensionisti “vincono” numericamente con 17.374 voti non espressi (pari al 45,7% degli aventi diritto), il fenomeno è generalizzato in tutta la provincia. In centri come Pagani, l’affluenza è crollata addirittura al 42,05%, lasciando quasi sei cittadini su dieci a casa. Questa “maggioranza silenziosa” trasforma la vittoria del “No” in un successo amaro: la vera sfida della politica locale e nazionale, più che lo scontro sui quesiti, sembra essere diventata la capacità di riportare i cittadini a esercitare il proprio diritto di voto.

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