Il 18 aprile alle 19 si terrà il vernissage della nuova galleria d’arte Daniela Diodato/Dadart Gallery in via Arce 12. Nell’occasione saranno esposte circa 25 opere dell’artista Michele Tombolini sul tema “Impronte”, a cura di Martina Cavallerin. Dopo una lunga militanza da hub culturale nella zona orientale, tesa allo scouting e alla promozione di artisti emergenti, oltre che alla creazione di una rete multidisciplinare e interconnessa di saperi, Daniela Diodato, forte di una recente esperienza professionale in Cina, ha deciso di trasferirsi nel cuore della città con un nuovo progetto teso al dialogo dentro e fuori le pareti del suo spazio. Direttore artistico della galleria è Matteo Scavetta, mentre all’inaugurazione sarà presente il Maestro Luigi Gargano con una sua esibizione musicale.
Tombolini è stato protagonista, nelle scorse settimane, di una performance a piazza Portanova, che ha riscosso una grande attenzione mediatica. A lui spetta infatti la paternità di un’opera artistica installativa dal titolo “56”, composta appunto da 56 lapidi nere disposte su un prato artificiale. L’opera intendeva rappresentare simbolicamente le 56 guerre attualmente presenti nel mondo.
“Michele Tombolini vive dove lavora, in una dimensione imprescindibile tra essere persona ed essere artista. Il suo studio occupa una zona di confine, alle porte del Ponte della Libertà che traghetta nella magia immobile di Venezia, e nel frattale della sua piccola metropoli costituita da Mestre e Marghera. La sua ricerca artistica, densa di poetica e partecipazione, sin dal 2011 si esplica mediante la pittura – che si è fatta da espressionista a transavanguardista, da amante di Jean-Michel Basquiat a singolare e soggettiva -, per esplorare poi installazione, scultura e pratica performativa. Ma a prescindere dal linguaggio impiegato, Tombolini occupa la grammatica della contaminazione, il rumore, una tracotanza garbata che cerca di spingere un messaggio che, dal grembo elitario dell’arte, arriva a toccare tutti. Proprio tutti. Per questo Impronte, titolo della sua prima mostra personale a Salerno presso Dadart Gallery di DanielaDiodato, è rappresentata metaforicamente dal segno archetipo della farfalla. Emblema di libertà e leggerezza, questo animale millenario è andato a sostituire la X che Michele usava precedentemente come simbolo potente di censura. Ma sebbene la presenza si sia fatta più delicata e poetica, il suo posarsi su bocche, sassi ed altri elementi ricorrenti, in un processo continuo di migrazione, non elimina gli interrogativi che inevitabilmente l’inciampo con l’opera scatena in chi la guarda. Farfalla dunque come impronta reiterata che in Tombolini si fa marchio di fabbrica, e che nel contesto plurale dell’esposizione, accelera il suo movimento nomade. Un’impronta lirica e virale al contempo, un’affermazione di appartenenza, un gesto politico e individuale, come sempre è l’opera d’arte”. (Martina Cavallerin).
“Aprire la Galleria Daniela Diodato nasce da un’esigenza profonda: restituire all’arte uno spazio vivo, necessario, quotidiano all’interno della città. In un tempo in cui tutto scorre veloce e spesso superficiale, credo che l’arte debba tornare ad essere un punto di riferimento, un luogo di riflessione e di incontro – spiega la gallerista – La galleria non è solo uno spazio espositivo, ma un presidio culturale. È un ambiente aperto, in cui artisti e pubblico possano dialogare, confrontarsi, crescere insieme. Dare spazio all’arte in città significa riattivare un tessuto culturale, creare connessioni tra le persone e offrire nuove prospettive sul presente. La città ha bisogno dell’arte tanto quanto l’arte ha bisogno della città. Inserire una galleria nel suo contesto urbano significa renderla accessibile, viva, parte integrante della quotidianità. Non un luogo distante o elitario, ma uno spazio accogliente, capace di avvicinare anche chi non si è mai sentito parte di questo mondo”.









