Un sussulto ha attraversato la serata di ieri nella Piana del Sele, riportando l’attenzione della popolazione sulla fragilità sismica del territorio. Alle ore 20:47, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha registrato una scossa di magnitudo ML 3.6. L’epicentro è stato localizzato a 6 chilometri a sud di Eboli, a una profondità di 338 chilometri. Proprio l’elevata profondità ha evitato conseguenze drammatiche, ma non ha impedito al sisma di essere distintamente avvertito anche a Battipaglia. Ai piani alti delle abitazioni, mobili e lampadari hanno oscillato, spingendo molti cittadini a riversarsi sui social per cercare conferme. Non si segnalano danni a persone o strutture, ma l’evento ha inevitabilmente risvegliato la memoria storica di un’area che ha pagato tributi altissimi ai movimenti della terra. La memoria dei residenti corre immediatamente al 23 novembre 1980, quando il catastrofico terremoto dell’Irpinia (magnitudo 6.9) devastò l’entroterra campano. In quell’occasione, Eboli e Battipaglia, pur non essendo nell’area epicentrale, subirono danni gravissimi e divennero snodi cruciali per i soccorsi verso il cratere. L’evento di ieri sera viene classificato dagli esperti come un terremoto “profondo”, tipico delle dinamiche di subduzione del sottosuolo tirrenico e campano. Sebbene la paura sia stata tanta, la Protezione Civile conferma che la situazione è sotto controllo. “Monitoriamo costantemente la zona,” fanno sapere dalla Sala Sismica di Roma, “ma scosse di questa profondità raramente preludono a eventi superficiali distruttivi”. Resta però alta l’attenzione in una terra che, per sua natura, non smette mai di ricordare la propria vulnerabilità.










