BATTIPAGLIA – L’amministrazione comunale scricchiola sotto il peso di una crisi numerica che appare sempre più insanabile. La seduta del Consiglio Comunale di ieri pomeriggio è naufragata ancor prima di iniziare: alle ore 17:00, il Presidente Angelo Cappelli ha dovuto dichiarare la seduta deserta in prima convocazione a causa della totale assenza dei banchi della maggioranza. Mentre l’opposizione si è presentata compatta — tra i presenti i consiglieri Provenza, Balestrieri, Zottoli, D’Acampora, Anzalone, Immediata, Marino, Cuozzo e Giampaola — la coalizione a sostegno dell’esecutivo ha scelto la via dell’assenza, confermando le difficoltà nel garantire i numeri necessari per governare i lavori d’aula. Il rinvio a giovedì 23 aprile (ore 18:30) si preannuncia come una prova del fuoco per la tenuta politica della maggioranza. All’ordine del giorno figurano infatti punti di estrema criticità: La revoca del PIAO 2026-2028: Una mozione presentata dall’avvocato Carmine Galdi (Forza Italia) e sostenuta da tutta la minoranza che punta a smantellare il Piano Integrato di Attività e Organizzazione dell’Ente. Variazioni al Bilancio di Previsione: I punti 4 e 5 dell’ordine del giorno rischiano di non passare senza il supporto di una base solida. Emergenza Debiti: Sul tavolo pesa una lunga serie di debiti fuori bilancio derivanti da sentenze della Corte di Giustizia Tributaria e del Tribunale di Salerno, per una cifra che supera il mezzo milione di euro. Non è la prima volta che l’esecutivo si trova in affanno. I fatti di ieri richiamano alla mente i precedenti dello scorso 2 aprile, evidenziando un trend di instabilità che sembra ormai cronico. Con una coalizione ridotta ai minimi termini, la capacità di approvare atti fondamentali per la vita amministrativa della città è seriamente compromessa. L’opposizione, dal canto suo, ha già chiarito di non essere disposta a fare sconti. Se domani sera la maggioranza non dovesse riuscire a ricompattarsi o a trovare i numeri necessari in seconda convocazione, Battipaglia si troverebbe ufficialmente davanti a un vicolo cieco politico dai risvolti imprevedibili.









