“Non sussistono indizi gravi, precisi e concordanti idonei a dare fondamento a un’accusa in giudizio e a rendere prevedibile che, all’esito di un dibattimento, si perverrà a una pronuncia di condanna nei confronti degli indagati”. Con queste motivazioni il sostituto procuratore presso il Tribunale di Salerno, il dottor Morris Saba, ha richiesto al Giudice delle indagini preliminari l’archiviazione nei confronti di 5 persone accusate per il reato di omicidio. Il procedimento penale è stato aperto dagli inquirenti per la morte, presso la casa di cura “La Quiete” di Pellezzano (Sa), del battipagliese Pietro Musella, tra la notte dell’uno e due gennaio 2025. Decesso, secondo la querela presentata dalla sorella della vittima, avvenuto in circostanze sospette. Infatti, si faceva rilevare ai Carabinieri – nell’esposto – la presenza sulla salma di “vistose escoriazioni e ferite lacero contuse, in particolare al volto e alla nuca; con un profondo taglio nella parte anteriore del naso ricucito, oltre ad ematomi diffusi sulla parte posteriore del capo e del collo”. L’inchiesta della Procura ha confermato i dubbi della signora Adriana. Tanto è vero che la dottoressa Marina D’Aniello, consulente tecnico del dottor Morris Saba, dopo aver effettuato l’esame autoptico, scrive che la morte di Pietro era riconducibile ad “asfissia meccanica esterna”, in associazione a lesioni contusive ed escoriative agli arti e al capo, proponendo per l’ipotesi di una morte violenta. Dopo avere escluso addebiti sugli operatori sanitari, gli inquirenti non sono riusciti ad ottenere alcun riscontro su eventuali responsabilità ascrivibili agli ospiti della struttura. Da qui la decisione di richiedere l’archiviazione. Il legale della famiglia, l’avvocato Domenico Di Napoli, pertanto, ha proposto opposizione alla richiesta dell’archiviazione, che sarà discussa dinanzi al dottor Giovanni Rossi, GIP presso il tribunale di Salerno, il prossimo 19 maggio 2026. Il GIP, al termine dell’udienza camerale, dovrà valutare la difesa dell’avvocato Di Napoli, il quale ritiene che vi siano tutti i presupposti per un supplemento di indagini quanto meno rispetto ad un accertamento sulle responsabilità in seno all’art. 591 del codice penale (vigilanza, omessa custodia nei confronti di persona incapace). La sorella della vittima chiede giustizia per il fratello morto a soli 40 anni, persona fragile per problemi psichiatrici, sicuramente per cause non accidentali considerati gli accertamenti medico legali espletati dalla consulente del Pubblico Ministero.









