Terzo appuntamento con la seconda edizione dei Concerti nel Giardino della Minerva, voluti dalla Fondazione Schola Medica Salernitana, presieduta da Ermanno Guerra, in sinergia con l’Associazione Gestione Musica di Francesco D’Arcangelo e la direzione artistica di Costantino Catena, e con il sostegno del Comune di Salerno, del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal vivo, Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania Legge 6/2007. “Il suono della Terra”, andrà in scena oggi 27 luglio alle ore 21. Protagonista della serata sarà il sassofono di Gaetano Di Bacco, sostenuto dal Quintetto di Salerno Classica, composto da Sergio Martinoli e Laura Quarantiello al violino, Michela Coppola alla viola, Francesco D’Arcangelo al cello ed Emmanuel Nolfo al contrabbasso.
Apertura con il Concerto in Re Minore di Alessandro Marcello, originariamente scritto per oboe, archi e basso continuo, un capolavoro del Barocco veneziano. Immaginando la partitura trascritta per sassofono, avremo un Andante e spiccato (o Allegro), brioso e ritmico, in cui il sassofono dialoga strettamente con l’orchestra d’archi, quindi il famoso Adagio, un canto straziante e melanconico che si sviluppa su un accompagnamento ostinato e un finale brillante e virtuosistico che riporta vivacità e chiude l’opera con energia. La sua fortuna fu tale da attirare l’attenzione di Johann Sebastian Bach, che ne rimase talmente affascinato da realizzarne una celebre trascrizione per clavicembalo solo (BWV 974), arricchendola di una straordinaria fioritura ornamentale. Il movimento d’apertura è un Allegro Moderato in Re Minore, che si presenta con il tipico impianto della forma-ritornello barocca. Sarà il quintetto ad introdurre un tema solenne e ben articolato, dal carattere austero ma energico. Il sassofono vi si inserisce con chiarezza, sviluppando un dialogo serrato con gli archi. La scrittura per il solista alterna momenti di agilità tecnica a frasi di spiccata cantabilità, mantenendo sempre un rigoroso equilibrio formale.
L’Adagio è il cuore emotivo del concerto e gli archi stende un tappeto armonico essenziale, scandito da note staccate e in pianissimo che creano un’atmosfera quasi ipnotica, su cui il sassofono intonerà una melodia di infinita malinconia ed eleganza. La linea del solista si libra con naturalezza, offrendo all’esecutore uno spazio espressivo unico (reso ancor più celebre dagli abbellimenti barocchi tramandatici dalla trascrizione di Bach). Il concerto si chiude con un movimento rapido e scattante in tempo 3/8. Un ritmo di danza vivace infonde energia al discorso musicale. Qui il sassofono rivelerà il suo lato più brillante e virtuosistico, scambiando con gli archi incisi rapidi e arpeggi prima di condurre il concerto verso la sua risoluta conclusione.
Seguirà un omaggio a Ennio Morricone, con una suite che comprende un florilegio delle melodie più amate. Il tributo verrà inaugurato da “C’era una volta il West” con il tema di Jill, un vocalizzo senza parole, una melodia di grande intensità, nostalgica ed evocativa, per poi passare al love theme di Nuovo Cinema Paradiso, con il suo tocco gentile, il suo particolare “esprit de vie” è l’afflato di un artista, di un poeta che ha trovato nell’impalpabile linguaggio della Musica, nel suo indecifrabile magico messaggio un canale aperto di comunicazione intima e profonda, un metalinguaggio che travalica ogni confine e limite sentimentale, linguistico, culturale riuscendo ad aprire a tutti squarci di cielo, di cui essergli grati in eterno. Non poteva mancare Gabriel’s Oboe da Mission, con cui Gaetano Di Bacco potrà esprimere la resurrezione di speranza e gioia e l’inversione del tempo che è alla base di questa pagina. Un brano che ha la capacità di entrare, e soprattutto rimanere, nel cuore di chi ascolta. E questo “rimanere” è sempre la spia di un compositore che scava nel profondo, e deposita nei nostri ricordi note, accordi ed effetti che resistono al tempo, con l’ampiezza della sua linea melodica, il colore delle armonie e uno sviluppo che può richiamare alla memoria certa produzione romantica del secondo Ottocento.
Seguirà il tema de’ La Califfa romantico e drammatico attorniate da un’aura di imponente sacralità, per chiudere con Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, che unisce un motivetto infantile e circense, quasi ridicolo, a un incedere ritmico e marziale, ove la musica non sottolinea la drammaticità del delitto, ma la follia burocratica e l’impunità arrogante del commissario, attraverso quell’ostinato che commenta lo stesso schema mentale distorto, diventando essa stessa la vera “indagine” dentro la psiche del colpevole ritenuto intoccabile. Si passerà quindi ad Astor Piazzolla con una celebre suite basata sulle straordinarie opere del padre del Tango Nuevo. Questo specifico programma unisce la sacralità teatrale e la celebre “Serie del Ángel” del compositore argentino, quali Annunciacion (Milonga de la Anunciación), tratta dall’operita María de Buenos Aires (1968), scritta insieme al poeta Horacio Ferrer, un brano ipnotico, carico di misticismo e lirismo drammatico, che introduce perfettamente l’atmosfera densa della suite, a seguire, la Milonga de l’angel, composta nel 1965, fa parte della Suite del Ángel, una melodia dolcissima, malinconica e intimista, che mette in mostra la capacità del sassofono di imitare le sfumature espressive, tese e soffiate del bandoneón.
In chiusura del medley, Muerte de l’Angel, sempre dalla Suite del Ángel, una pagina caratterizzata da un ritmo serrato, aggressivo e da una complessa struttura in fuga, contrasto perfetto con la traccia precedente, che sfocia in una danza virtuosistica, energica e drammatica. Finale con un famoso brano di Roberto Molinelli, “Tango Club” da Four pictures from New York, datate 2001, un brano, questo, dedicato ad Astor Piazzolla, newyorkese di adozione, scritto nello stile del tango argentino, il ritmo forse più importante e rappresentativo del secolo appena trascorso, e immaginato in uno dei tanti club della metropoli dove si suona e si balla musica latino-americana.










