BATTIPAGLIA. Se la politica locale fosse un film di fantascienza, l’ultimo Consiglio Comunale verrebbe ricordato come “Il giorno in cui si restrinse la maggioranza”. Quella che doveva essere una normale seduta si è trasformata in un vero e proprio “saggio generale” di equilibrismo politico, dove i numeri dell’esecutivo guidato dalla sindaca Cecilia Francese si sono letteralmente sciolti come neve al sole. L’inizio dei lavori sembrava promettere il solito copione, sebbene con qualche sedia vuota di troppo. Dopo il rinvio della prima convocazione dello scorso 10 settembre per mancanza di numero legale — ormai diventato un classico della stagione amministrativa — la maggioranza si è rifugiata in seconda convocazione potendo contare su appena 12 consiglieri (compreso il voto della prima cittadina). All’appello mancava ancora l’avvocato Vincenzo Clemente, la cui “pausa di riflessione” sembra ormai più lunga di un anno sabbatico. Dall’altra parte della barricata, l’opposizione rispondeva inizialmente con 10 presenti, diventati poi 11 grazie all’arrivo (giustificato dal lavoro) del consigliere Elio Vicinanza, entrato in aula con un tempismo perfetto dopo un’ora di ritardo. L’illusione della tenuta è durata giusto il tempo di invertire l’ordine del giorno. Su richiesta del consigliere di maggioranza Gianluigi Farina, l’aula ha votato per dare priorità alla mozione sulla costruzione del nuovo Istituto Comprensivo “J.F. Kennedy” a Belvedere, spinta dalla presenza in aula delle mamme dei piccoli alunni. La mozione è passata, regalando l’unico momento di serenità della serata. Ma è stato l’ultimo. Subito dopo, l’effetto domino. Chi si aspettava soltanto il distacco dei consiglieri Toriello e Nicastro (i quali avevano già annunciato di voler votare “volta per volta”, trasformando ogni delibera in un brivido da roulette russa) è rimasto a bocca aperta. Con un colpo di scena degno delle migliori serie TV, l’avvocato PierPaolo Greco ha abbandonato l’aula e, a ruota, la fedelissima Feliciana La Torre ha deciso di sfilarsi dall’esecutivo senza aver mai mostrato prima il minimo segno di insofferenza. Il risultato geometrico e matematico dell’aula si è ribaltato in un lampo: la maggioranza è diventata minoranza e viceversa. La sindaca, visibilmente spaesata, si è ritrovata con soli 8 fedelissimi al suo fianco. A quel punto è scattato il festival degli sguardi nel vuoto e delle unghie rosicate. I tentativi della prima cittadina di cercare una sponda o un “salvagente” nel gruppo alla sua sinistra hanno trovato le porte sbarrate. L’opposizione non ha mostrato alcuna compassione, rimproverando alla sindaca una gestione definita “arrogante” e l’abitudine di usare i media per lanciare strali contro la minoranza, persino a ridosso della scadenza del mandato. L’amministrazione è caduta su tutti i restanti punti cruciali all’ordine del giorno. La clessidra della consiliatura ora scorre velocissima. Con una mozione di sfiducia già blindata e protocollata dall’intera “minoranza”, pronta ad approdare in aula entro il prossimo 4 ottobre, le ore per l’amministrazione Francese sembrano contate. Resta da vedere se la sindaca sceglierà la via delle dimissioni anticipate per sfruttare i 20 giorni di tempo concessi dalla legge nel disperato tentativo di ricucire i rapporti, o se preferirà attendere il verdetto finale in aula. Quel che è certo è che la “spallata” è arrivata, e a Battipaglia la politica non ha più bisogno di franchi tiratori: bastano i propri consiglieri che cambiano sedia.











