Battipaglia. Una vittoria di Pirro, ottenuta tra le macerie di una coalizione sempre più fragile e il sospetto di una legittimità procedurale vacillante. Il Consiglio Comunale di Battipaglia approva il bilancio di previsione dopo una maratona di oltre sette ore, ma il dato politico che emerge non è la tenuta della maggioranza, bensì la sua profonda crisi di nervi e numeri. Il segnale più nitido del logoramento della sindaca Cecilia Francese è arrivato con l’elezione del Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti. Quello che doveva essere un passaggio formale si è trasformato in un’umiliazione politica: il candidato della Giunta, il dottor Antonio Matonti, è stato impallinato dal voto segreto. Grazie a un “franco tiratore” tra le file della maggioranza, la minoranza è riuscita a imporre il dottor Tarquinio Manzi, eletto con 13 voti contro 12. Un risultato che certifica come la sindaca non sia più padrona della propria coalizione nemmeno sulle nomine di garanzia tecnica. Durissimo lo scontro sul Documento Unico Programmatico (DUP). Le opposizioni hanno gioco facile nel definire il piano triennale il “libro dei sogni”, un catalogo di promesse che da quattro anni vengono ciclicamente riproposte senza mai vedere la luce. Una programmazione immobile, specchio di una città che – secondo i critici – ha smesso di correre per limitarsi a vivacchiare nell’attesa della fine del mandato. Ma è sulla gestione tecnica della seduta che si è sfiorato il collasso istituzionale. Il rientro in maggioranza di Gabriella Nicastro, dopo una breve parentesi all’opposizione, è stato suggellato da un emendamento che ha scatenato il caos. La minoranza ha contestato duramente l’atto, denunciando l’assenza dei necessari pareri contabili e amministrativi. Un vizio di forma che, se confermato, renderebbe l’atto illegittimo. Di fronte alla forzatura della maggioranza, gran parte dell’opposizione ha scelto di abbandonare l’aula in segno di protesta, rifiutandosi di avallare quello che è stato percepito come un colpo di mano procedurale per compiacere i nuovi equilibri interni. Il bilancio passa, sì, ma Battipaglia ne esce con una maggioranza ridotta ai minimi termini, che naviga a vista e che si regge su accordi dell’ultimo minuto e “ritorni” che sanno più di necessità che di convinzione politica. La Giunta Francese supera l’ostacolo e resta in sella, ma la strada verso la fine del mandato sembra ormai un sentiero pieno di insidie, dove ogni voto utile diventa una trattativa e ogni aula un possibile tribunale politico. Se il bilancio è salvo, la credibilità dell’azione amministrativa sembra invece aver subito un colpo da cui sarà difficile riprendersi.










