Battipaglia. Urla, insulti e minacce di querela in Consiglio. Cappelli salva la sindaca sul PIAO, D’Acampora lo accusa di strumentalizzazione elettorale

BATTIPAGLIA – Una serata ad altissima tensione quella vissuta ieri nell’aula del consiglio comunale, trasformata in un vero e proprio ring politico. Al centro della tempesta il violento scontro verbale tra Luigi D’Acampora, capogruppo del Partito Democratico, e il presidente dell’assise Angelo Cappelli, in un clima segnato da urla, accuse di “svendita politica” e minacce di querela per diffamazione. Il dibattito si è acceso sulla mozione presentata dalla minoranza per la revoca del PIAO (Piano Integrato di Attività e Organizzazione). Mentre la maggioranza ha scelto la linea del silenzio, l’unica voce fuori dal coro è stata quella di Pierpaolo Greco. Il consigliere, pur essendo tra i banchi della maggioranza, ha ribadito la sua ferma contrarietà ai criteri di assunzione della Giunta, criticando aspramente l’uso degli elenchi Asmel per la selezione del personale. Greco ha poi abbandonato l’aula al momento del voto per “coerenza politica”, rispedendo al mittente le voci di chi attribuiva la sua protesta a interessi personali: “Le mie azioni sono solo nell’interesse della collettività”, ha dichiarato prima di uscire. L’uscita di Greco ha reso i numeri della maggioranza estremamente fragili. La mozione di revoca è stata infatti respinta con un margine strettissimo: 11 voti contrari contro i 10 favorevoli dell’opposizione. A risultare determinante è stato il voto del presidente Angelo Cappelli, senza il quale la sindaca Francese avrebbe subito una pesante sconfitta numerica. L’esito del voto ha scatenato l’ira di D’Acampora. Il capogruppo dem ha accusato Cappelli di aver abbandonato il suo ruolo di garante super partes per fini elettorali, agendo come “ago della bilancia” per lanciare un messaggio di forza alla sindaca. La discussione è degenerata rapidamente: tra i due sono volate parole grosse e accuse reciproche di maleducazione. Il confronto è terminato con la minaccia di portare la disputa nelle aule di tribunale, segnando uno dei punti più bassi del confronto politico locale degli ultimi mesi.

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