Battipaglia. Giallo biblioteca. Scelto il genere ma non il nome. Scoppia la rivolta culturale, pronta una raccolta di firme

BATTIPAGLIA – Una spaccatura profonda, un vuoto decisionale imbarazzante e l’azzeramento totale di ogni criterio di merito legato allo spessore culturale e al radicamento territoriale. È questo il desolante scenario che emerge nella decisione del 10 giugno 2026 della Commissione Toponomastica. Riunita per decidere l’intitolazione della nuova Biblioteca comunale, l’amministrazione ha preferito incartarsi in uno scontro ideologico di principio, lasciando la struttura senza un nome e ignorando deliberatamente il territorio. Una scelta che, tuttavia, non passerà sotto silenzio: la prossima settimana partirà ufficialmente una raccolta firme popolare destinata a spaccare in due l’opinione pubblica cittadina. L’aspetto più politico dell’intera vicenda è il totale silenzio istituzionale sulla proposta formale depositata da 12 consiglieri comunali di minoranza. L’opposizione aveva fatto fronte comune per chiedere l’intitolazione della biblioteca a una colonna della cultura locale: il poeta, professore e dirigente scolastico Italo Rocco. Fondatore nel 1961 della prestigiosa rivista letteraria Sìlarus – che portò il nome di Battipaglia nei circuiti intellettuali del Paese ospitando firme di rilievo nazionale – il Professor Rocco rappresenta l’essenza stessa della rinascita intellettuale cittadina nel dopoguerra. Eppure, di questa sottoscrizione, nel verbale ufficiale della Commissione non v’è traccia. Un muro istituzionale che ha spinto i sostenitori della memoria locale a scendere in piazza: la petizione popolare ai blocchi di partenza promette di raccogliere migliaia di adesioni, surriscaldando il clima sociale e creando non poche tensioni e spaccature tra i cittadini e la linea politica della Giunta Francese. Al posto di valorizzare le figure che hanno speso la vita per la crescita sociale di Battipaglia, la Commissione si è trasformata in un ring ideologico. Da una parte il Presidente Gennaro Barlotti ha tentato di difendere l’ovvio, chiedendo una figura appartenente al territorio. Dall’altra, l’asse composto dalla Sindaca Cecilia Francese e dagli ex sindaci Bruno Mastrangelo ed Enrico Garofalo ha imposto la linea della “parità di genere” a tutti i costi. È così che è stata veicolata l’ipotesi di intitolare lo spazio a Matilde Serao. Un personaggio dal valore letterario indiscutibile, ma la cui biografia e produzione non hanno alcun legame storico o affettivo con la comunità battipagliese. Non soddisfatto, l’ex sindaco Garofalo ha rilanciato proponendo genericamente una “donna partigiana”. Idee, suggestioni e bandiere sventolate per dare un colpo di spugna alla storia locale in nome di un’astratta agenda politica. Ciò che lascia sbigottiti è la totale assenza di un dibattito reale sui criteri di scelta. Dalla proposta non emerge alcuna analisi comparativa sullo spessore dei candidati, alcun ragionamento sull’impatto educativo che il nome della biblioteca dovrebbe avere sulle giovani generazioni. La Commissione ha votato “al buio” e a maggioranza. Ha deciso che la biblioteca dovrà essere intitolata a una donna, ma senza sapere quale. Si è scelta la categoria di genere prima ancora del valore del progetto culturale. Un bizzarro primato burocratico: Battipaglia ha una biblioteca che, per decreto politico, appartiene a un genere ma non ha ancora un’identità.

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