La dirigenza penitenziaria nazionale propone una riforma sistemica del carcere, partendo dall’esperienza sul campo per superare le criticità storiche del sistema detentivo italiano. La proposta, che mira a un dialogo costruttivo tra istituzioni e operatori sanitari e produttivi, arriva direttamente dal battipagliese Enrico Farina, Vice Coordinatore Nazionale del sindacato CNDP FSI-USAE. Nel suo intervento, Farina evidenzia come il sovraffollamento cronico e la carenza di servizi stiano minando la tenuta delle strutture carcerarie, mettendo a rischio sia la dignità dei detenuti sia la sicurezza del personale operante. Secondo Farina, l’unica soluzione risiede in una riforma organica della risposta socio-sanitaria intramuraria — fondamentale per gestire le crescenti fragilità psichiche e le dipendenze — in stretta sinergia con i Servizi Sanitari Regionali e i SerD. Il fulcro della proposta sindacale si basa sulla piena attuazione dell’Articolo 27 della Costituzione, trasformando il concetto di detenzione da costo a fondo perduto in un investimento sulla sicurezza pubblica attraverso l’abbattimento della recidiva. Le linee programmatiche illustrate dal sindacalista battipagliese si articolano su quattro pilastri fondamentali: Skills mapping: profilazione precoce delle competenze dei detenuti fin dal loro ingresso in istituto. Legge Smuraglia: potenziamento delle agevolazioni per le imprese per promuovere il lavoro qualificato dentro e fuori le mura. Terzo Settore: co-progettazione con il volontariato per percorsi culturali, sociali e di reinserimento abitativo. Responsabilizzazione: valorizzazione dell’impegno concreto e della volontà di riscatto della persona ristretta. L’appello finale è rivolto al Ministro della Giustizia Carlo Nordio e al Parlamento, affinché la politica valorizzi l’esperienza tecnica della dirigenza “laica” e avvii un confronto reale per un’esecuzione penale moderna, sicura e costituzionalmente orientata.










