BATTIPAGLIA – Il prossimo 2 settembre segnerà una ricorrenza amara per la comunità della Piana del Sele: 30 giorni esatti dalla chiusura dell’ospedale Santa Maria della Speranza. Era la notte del 2 agosto 2026 quando, in fretta e furia, si consumava lo sgombero progressivo e il drammatico trasferimento notturno di oltre 60 pazienti, distribuiti d’urgenza tra i nosocomi di Eboli, Roccadaspide, Polla e altri presidi sanitari della provincia di Salerno. All’indomani dell’intervento dei Vigili del Fuoco, fu lo stesso Direttore Sanitario Generale dell’Asl Salerno, Primo Sergianni, a metterci la faccia. Davanti alle telecamere e alla stampa, Sergianni dichiarò pubblicamente la necessità di avviare una consulenza strutturale approfondita, affidata a un ingegnere strutturista, per eseguire prove di carico e verificare le oscillazioni di alcuni pilastri dell’edificio. In quell’occasione, il manager stimò una tempistica chiara: circa tre settimane per ottenere l’esito definitivo delle indagini e capire il destino del nosocomio. Le tre settimane sono passate, i cantieri di ristrutturazione sono formalmente partiti, ma dall’Asl Salerno e dalla direzione di Primo Sergianni è calato un silenzio tombale. Nessun dato tecnico è stato reso pubblico, nessuna certezza sui tempi di riapertura è stata fornita ai cittadini o agli addetti ai lavori. In questo vuoto comunicativo si è inserito il solito, incomprensibile teatrino della politica locale. Sindaci e consiglieri regionali si sono rincorsi in una girandola di dichiarazioni ufficiose, rassicurazioni prive di fondamento e indiscrezioni non verificate. Notizie diffuse senza alcuna certezza scientifica, cavalcate – secondo la percezione dei residenti e delle associazioni – per mera visibilità e propaganda politica. Un impegno di facciata che, nei fatti, non ha prodotto un solo documento ufficiale sullo stato reale dei pilastri dell’ospedale. Ad oggi, l’unica e drammatica certezza è che il Santa Maria della Speranza resta chiuso, ridotto a un presidio fantasma dove sopravvivono soltanto i servizi minimi di Pronto Soccorso e Radiologia. Senza risposte concrete da chi governa la sanità pubblica, i cittadini di Battipaglia e dei comuni limitrofi si trovano privati del proprio diritto costituzionale alla salute. In caso di necessità di ricovero o di interventi chirurgici programmati, l’unica opzione rimasta è l’emigrazione sanitaria, costringendo malati e famiglie a peregrinare da un capo all’altro della provincia di Salerno, congestionando ulteriormente strutture già storicamente in affanno. La Piana del Sele attende ancora di sapere se il suo ospedale tornerà a vivere, o se questa chiusura “temporanea” sia destinata a trasformarsi nell’ennesimo smantellamento silenzioso.










