Battipaglia. Un altro duro colpo per la famiglia di Pietro Musella, il quarantenne battipagliese affetto da fragilità psichiatriche deceduto in circostanze drammatiche nella notte tra l’uno e il due gennaio 2025. La morte è avvenuta presso la casa di cura “La Quiete” di Pellezzano, in provincia di Salerno. L’attesissima udienza del 15 settembre, davanti al GIP del Tribunale di Salerno dottor Giovanni Rossi, è infatti saltata ed è stata nuovamente rinviata al prossimo 25 novembre. La causa del rinvio è identica a quella che aveva già bloccato il procedimento lo scorso 19 maggio: un difetto di notifica, in questo caso un’omessa notifica a uno dei cinque indagati. Questo secondo stop burocratico consecutivo ha sollevato un’ondata di sconcerto e profondo malcontento tra i familiari della vittima e il loro legale, l’avvocato Domenico Di Napoli, da mesi impegnati in una complessa battaglia legale per impedire che sul caso cali definitivamente il sipario. La Procura di Salerno, attraverso il sostituto procuratore Morris Saba, ha infatti formalizzato una richiesta di archiviazione per i cinque indagati, sostenendo l’assenza di indizi gravi, precisi e concordanti per sostenere un’accusa in giudizio. Una posizione contro cui i parenti della vittima si oppongono con fermezza. I dubbi sollevati nella querela presentata dalla sorella Adriana – che segnalava vistose ferite, escoriazioni al volto e alla nuca e traumi sul corpo del fratello – avevano trovato parziale conferma nella consulenza tecnica autoptica della dottoressa Marina D’Aniello. L’esame medico-legale ha infatti stabilito che la morte è riconducibile ad “asfissia meccanica esterna” associata a lesioni contusive, accreditando l’ipotesi di un decesso violento ed escludendo la causa accidentale. Nonostante gli inquirenti abbiano escluso responsabilità degli operatori sanitari e non siano riusciti a raccogliere prove definitive sugli altri ospiti della struttura, l’avvocato Di Napoli insiste per un supplemento di indagini. L’obiettivo è accertare le responsabilità legate all’articolo 591 del codice penale, ovvero per l’omessa vigilanza e custodia di una persona incapace. La famiglia di Pietro continua a chiedere giustizia, determinata a fare luce su una tragedia che ha spezzato la vita di un uomo fragile.










