Battipaglia. Ultimo atto della Francese: conferenza d’attacco tra le macerie di PUC, tasse al massimo e opere incompiute

Battipaglia. Una difesa scontata e priva di autocritica, tutta incentrata sull’attacco frontale ai firmatari della sfiducia. Francese ha puntato il dito contro il “tredicesimo voto”, ignorando deliberatamente il dato politico più rilevante: ben sei consiglieri della sua ex maggioranza l’avevano già abbandonata da tempo. Senza batter ciglio su questo sfaldamento interno, l’ex prima cittadina ha preferito lanciare strali contro il Partito Democratico e contro presunti “livorosi” che avrebbero agito a danno della città. Le sue pubbliche dichiarazioni hanno però omesso le pesanti inefficienze e i nodi irrisolti che hanno logorato la sua coalizione fino al nefasto esito dello scioglimento anticipato, lasciando in eredità un bilancio fallimentare dopo un decennio di amministrazione. L’arretramento di Battipaglia in tutte le classifiche regionali e nazionali descrive una realtà ben diversa dalla narrazione difensiva dell’ex sindaca. Il commercio locale, storicamente faro economico dell’intera provincia di Salerno, versa in una crisi profonda, accompagnato da un calo demografico e da una contrazione delle attività artigianali e industriali che alimentano la disoccupazione e la fuga dei giovani verso il Nord o l’estero. A questo si aggiunge un diffuso senso di insicurezza, amplificato dalle criticità della Polizia Locale: l’organico è ridotto ai minimi termini, privo di comandante e dirigente, con appena 32 agenti in servizio a fronte degli 80 previsti dalla legge regionale (che impone il rapporto di un agente ogni 600 abitanti). Il dossier dei fallimenti amministrativi e delle opere incompiute lasciati sul tavolo dall’amministrazione Francese tocca ogni settore della vita cittadina. Pianificazione e Urbanistica al palo: Il Piano Urbanistico Comunale (PUC) è stato prima approvato in Giunta con una spesa di oltre 70 mila euro, poi revocato per errori, riapprovato in Consiglio e infine revocato definitivamente, lasciando la città senza alcuno strumento di gestione del territorio. Sul fronte costiero, si registra la mancata redazione del Piano Attuativo Demaniale (PAD) per gli stabilimenti balneari – nonostante un incarico stimato in circa 95 mila euro – a ridosso delle scadenze di legge fissate per il 2027 per l’avvio e la definizione delle gare d’appalto. Il contenzioso milionario e il cemento: Il Programma Integrato “PIU Europa” ha visto la risoluzione unilaterale del contratto con la società concessionaria Atene Grandi Progetti srl, che ha citato l’Ente davanti al Tribunale delle Imprese di Napoli chiedendo un maxi risarcimento da 62 milioni di euro. Al contempo, una determina dirigenziale ha esteso la validità del Piano Urbanistico Attuativo (PUA) relativo alle stesse aree fino al 2031, autorizzando un’operazione da 74 mila metri cubi di cemento che prevede la costruzione di 15 palazzi da 8 piani per circa 500 nuovi appartamenti. Irregolarità contabili e ispezioni ministeriali: Gli ispettori del Ministero delle Finanze hanno riscontrato gravi anomalie nel Municipio relative al periodo 2018-2022, evidenziando ritardi nei pagamenti commerciali, mancata rotazione dei dirigenti, nomine e consulenze illegittime ed erogazione di retribuzioni accessorie non congrue, con il rischio di un imminente intervento della Corte dei Conti. Servizi pubblici e tasse al massimo: Nonostante i cittadini paghino circa 12 milioni e 900 mila euro di TARI per una città che si presenta sporca e decorata da micro-discariche nelle periferie, la pressione fiscale resta ai livelli massimi, con l’IMU al 10,6 per mille e l’addizionale Irpef all’8 per mille. Grave anche la situazione delle Farmacie Comunali: dopo dieci anni e 100 mila euro spesi in consulenze gestionali, le autorizzazioni rischiano la revoca regionale a causa del legame con il fallimentare consorzio Cofaser, mettendo a rischio il posto dei dipendenti. Infrastrutture e degrado urbano: L’impianto di pubblica illuminazione, costato circa 5 milioni di euro, risulta inefficiente e lascia intere zone al buio, specialmente in concomitanza con le piogge. Le strade, a partire da via del Centenario, si presentano come vere e proprie “gruviere” con asfalto inesistente e caditoie otturate che trasformano la città in un mare d’acqua a ogni precipitazione. Anche la sicurezza ambientale è compromessa: il depuratore di Tavernola non è ancora a regime e i continui dati Arpac confermano l’inquinamento e il divieto di balneazione a sinistra della foce del Tusciano, mentre la mancata manutenzione del verde ha causato i crolli di grossi alberi in Piazza della Repubblica, Piazza Madonnina e via Italia, provocando il ferimento di alcuni passanti. Patrimonio e opere abbandonate: L’ex stabilimento Ati di via R. Jemma, acquistato nel 1998 per oltre 3,7 milioni di euro, è abbandonato all’incuria con solai sfondati che richiedono continui interventi dei Vigili del Fuoco. Lo stadio Sant’Anna resta un cantiere aperto e incompleto dopo una spesa di un milione di euro e la richiesta di un ulteriore mutuo da 1,5 milioni. Stessa sorte per il Palazzetto Schiavo, ridotto a ricettacolo di rifiuti, la scuola materna di via De Regio (ferma a quattro pilastri fuori terra) e la scuola media Marconi, i cui lavori non sono stati conclusi nei termini previsti. Infine, la nuova biblioteca comunale, sebbene completata da anni, non è mai stata inaugurata. Resta aperta anche la ferita della gestione cimiteriale, con i mancati rimborsi parziali promessi ai concessionari delle cappelle edicole funerarie. Finisce così, tra le macerie di un’azione amministrativa contestata e i fumi di una polemica politica che non riesce a nascondere i numeri del declino di una città lasciata senza guida.

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