BATTIPAGLIA – Doveva essere la mattina del riscatto e della parziale normalità, ma le porte del Presidio Ospedaliero Santa Maria della Speranza resteranno sbarrate anche domani mattina, lunedì 19 ottobre. L’ennesimo annuncio di riapertura progressiva per le degenze sfuma nel nulla. La consegna formale della struttura sanitaria e delle sue chiavi non è avvenuta: mancano i documenti fondamentali, le autorizzazioni definitive e, soprattutto, i visti relativi all’agibilità strutturale da parte dei vigili del fuoco. Ad aggravare una situazione già precaria, si è aggiunto un ulteriore crollo avvenuto pochi giorni fa al secondo piano, proprio nei locali del reparto di Ortopedia e della Sala Gessi, che ha di fatto azzerato il cronoprogramma. La spirale di disagi e promesse infrante per la sanità della Piana del Sele ha origini lontane e affonda le radici nella scorsa estate. Le tappe del blocco: dal crollo di luglio all’evacuazione di agosto. 9 luglio 2026: Si registra il primo grave campanello d’allarme. Al quarto piano del nosocomio, nel reparto di Medicina Generale, avviene il distacco improvviso di circa nove metri quadrati di soffitto e controsoffitto. L’area viene transennata dai vigili del fuoco per accertamenti precauzionali. 1 agosto 2026: Le verifiche tecniche si estendono e portano alla luce criticità ben più profonde. Vengono riscontrate preoccupanti lesioni interne sulle pareti del reparto di Ginecologia e uno slivellamento millimetrico su un pilastro portante nell’area della Rianimazione. 2 – 3 agosto 2026: Scatta la vera e propria emergenza. La direzione medica e l’ASL Salerno firmano un’ordinanza d’urgenza disponendo lo sgombero immediato dell’edificio per rischio crollo strutturale. Circa 60 degenti vengono evacuati d’urgenza con l’ausilio di decine di ambulanze e trasferiti nei presidi vicini di Eboli, Roccadaspide, Salerno e Nocera Inferiore. Presso l’ospedale di Battipaglia rimangono attivi soltanto il presidio di Pronto Soccorso e i laboratori di analisi collocati in un padiglione distaccato e sicuro. Dall’inizio della crisi si è assistito a un continuo rinvio delle date di consegna. Nei primi giorni della chiusura, ad agosto, i tavoli tecnici comunali e i vertici sanitari avevano ipotizzato interventi rapidi di manutenzione straordinaria capaci di restituire l’ospedale alla cittadinanza già entro i primi giorni di settembre. Sfumato il primo traguardo, l’orizzonte temporale per il completamento dei lavori di messa in sicurezza (dal valore complessivo di circa 3,3 milioni di euro) era stato formalmente spostato al 10 ottobre. Anche quella scadenza è passata invano, lasciando il posto al piano di riattivazione progressiva fissato per il 19 ottobre. Il nuovo cedimento strutturale in Ortopedia e i ritardi burocratici sulle certificazioni di agibilità e sicurezza hanno infranto l’ennesima promessa. Ad oggi, i rumors tecnici e le indiscrezioni sui cantieri parlano di un rinvio forzato a metà novembre, ma i cittadini e gli operatori sanitari della Piana del Sele – ormai scettici di fronte ai continui rinvii – attendono certezze concrete e l’effettiva ripresa di un servizio pubblico essenziale.










