Battipagliese, solo gli ultras vincono sempre…l’opinione di Andrea Laganà

Sono innamorato della mia tifoseria. Ditemi che sono di parte ma c’è poco da fare. Trovatemi una squadra, una sola, in Italia, in Europa che si trova al penultimo posto di un campionato regionale e continua ad avere al suo fianco una tifoseria così. Una tifoseria che continua ad essere lì, in gradinata, al suo posto, a cantare, sventolare bandiere e suonare tamburi, inneggiando costantemente alla propria città, a Battipaglia, alla propria amata maglietta, la bianconera. Incredibile. Domenica li guardavo e ammiravo tutto ciò. Non esistono più gli anni della serie C, dimentichiamoceli. La Battipagliese vive da 20 anni in campionati regionali, un po’ di Interregionale ma nient’altro. La mentalità delle trasferte di Palermo, Ascoli, Perugia e compagnia bella è scaduta col tempo. Adesso va avanti questa nuova generazione che domenica a fine gara non ha contestato ma ha applaudito la sua squadra apprezzando il gioco, l’abnegazione e la voglia. Meritano di più questi ragazzi, è vero. La carta d’identità non gli ha permesso di aver vissuto gli “anni belli”, gli “anni d’oro” ma nonostante ciò sognano di vivere nuove gioie, nuove soddisfazione. Se lo meritano, lo dico con tutto il cuore. Adesso aspettano lì, nel loro settore, che questo incubo finisca il prima possibile, che questa annata scompaia senza lasciare amarezze, delusioni, retrocessioni. Eppure, se così dovrà essere, se Promozione sarà, loro saranno comunque lì, nel loro settore ad inneggiare a questa città e a quella maglietta senza vergogna e con il petto in fuori. Lo fanno e lo faranno anche per chi sta a casa, comodamente seduto in poltrona, con il telefonino in mano a guardare i risultati del campionato di Eccellenza e, sorridendo, gioisce per le nostre sconfitte. Lo fanno e lo faranno anche per chi sta davanti ai bar ad aspettare con ansia questa retrocessione per poter dare di gomito all’amico e dire: “Te l’avevo detto…”. Lo fanno e lo faranno per chi continua a fermarmi per strada e chiedermi: “Ma o’Battipaglia domenica dove va?”. Lo fanno e lo faranno perché in questo mondo solo gli ultras vincono sempre.

P.S. Sia ben chiaro: chi non ha voglia, chi non ha capito che qui si sputa sangue nel campo, non si fanno i tacchetti o le “rabone” ma si entra duro e si gioca con la voglia giusta, può stare tranquillamente a casa o tornare a giocare nel suo paese in prima categoria. Qui abbiamo bisogno di gente che lotta. Abbiamo bisogno di Tesoriero che urla verso i suoi compagni, di Casale che percorre 30 metri di campo per difendere un suo compagno di squadra “under” preso di mira da un avversario “over”, di Blasio (non del suo procuratore) che lotta come un cane arrabbiato. Voglio retrocedere ma non voglio avere il rammarico di non averci provato a salvare questa barca.


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