giovedì, Agosto 11, 2022

battipagliese. Abbiamo fallito, e se non cambiamo atteggiamento continueremo a fallire… L’opinione di Andrea Laganà

C’è un momento preciso in cui hai capito di aver toccato il fondo. Non è tanto quando la domenica pomeriggio di peso ti alzi dal divano e a malavoglia ti trascini allo stadio; non è tanto quando ti passa la voglia anche di domandare “novità?” se alla fine la risposta è sempre la stessa “nessuna”; non è tanto quando vieni costantemente preso in giro da chi fino a due settimane, mesi, anni fa era lì a fianco a te; ma è quando ti passa davanti il maresciallo Pandolfi (chi non lo conosce?), si ferma, ti saluta, ha gli occhi spenti, che guardano nel vuoto. Smarrito. Lì capisci che anche le ultime speranze si sono andate a far benedire. Ultimi in classifica nel campionato di Eccellenza. Mai successo. Un’umiliazione del genere non è mai capitata da queste parti. Vogliamo essere così masochisti da cercare il colpevole o i colpevoli di questa situazione? Vogliamo farci male? Bene. Cominciamo dal presidente Mario Palmentieri allora. Perché il pesce puzza sempre dalla testa. Nonostante la mole economica dispersa anche in questo primo scorcio di stagione, ha le sue colpe, è innegabile ma soprattutto, arrivati a questo punto, è indifendibile. L’aver creato una squadra in prima persona, sentendo talvolta un campana e talvolta un’altra, ha creato solo confusione. L’essere prima padre con i calciatori e poi presidente non ha giovato perché qualcuno ha scambiato la Battipagliese per il “Fate bene fratelli”. L’essersi attorniato di incapaci vestiti da dirigenti ha avuto il suo peso specifico. L’aver riconfermato Tudisco e smantellato la squadra dell’anno scorso è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A ruota vengono gli allenatori, Tudisco prima e Santosuosso poi, entrambi colpevoli di uno scempio inaudito e di un mancato cambio di marcia tanto atteso, tanto sperato. Il primo doveva lasciare la barca dopo il play off perso malamente l’anno scorso con il Cervinara; il secondo, forse, sa che va in difficoltà quando raccoglie una squadra a metà campionato e una squadra che soprattutto non costruisce lui e allora forse doveva pensarci su due volte prima di accettare le avances del presidente oppure imporsi maggiormente in sede di acquisti e cessioni. Poi, sul banco degli imputati vanno anche tutti i calciatori, nessuno eslcuso, dimostratosi, col passare delle giornate, sempre più indegni a vestire questa maglia nonostante profumatamente pagati (qualcuno anche in modo spropositato viste le prestazioni). Sul banco degli imputati ci finisce anche la piazza. Si, la piazza. Perché se continuiamo a guardare l’Agropoli o il Cervinara invece che il Sant’Agnello o l’Eclanese non capiremmo realmente le nostre aspirazioni per questa stagione: salvarci. E allora già dobbiamo calarci in questa dimensione altrimenti finiremmo in un vortice pericoloso, molto pericoloso. Ultimi, non per importanza ma nemmeno in graduatoria, colpe anche a noi, alla carta stampata o ai “giornalai da quattro soldi” come ama chiamarci qualcuno (leone su facebook, agnellino di persona). Abbiamo avuto la “colpa” di tenere la luce accesa, di azzardarci a dire (a luglio, già dal ritiro di San Gregorio Magno) che questa squadra è scarsa (sacrilegio!). Dovevamo stare zitti e subire in silenzio. Già…Ecco, adesso che abbiamo elencato tutte le componenti sentiamo di aver risolto qualcosa? Ci siamo tolti un peso sparando nel gruppo e cogliendo un po’ a caso tutti? Non penso proprio…Abbiamo fallito, abbiamo fallito tutti, nessuno escluso, e se non cambiamo atteggiamento continueremo a fallire.


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