L’Italia, sede di eccellenti strutture sanitarie con un tasso di mortalità neonatale tra i più bassi d’Europa, è uno dei Paesi del mondo con la più alta percentuale di tagli cesarei e di medicalizzazione del percorso di nascita. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha pubblicato delle Raccomandazioni riguardo l’assistenza al travaglio, al parto ed al post partum, indicando una lista di pratiche dannose e sconsigliate. La mancanza di rispetto e gli abusi praticati durante il travaglio ed il parto hanno trovato perciò una definizione appropriata, indicata come “violenza ostetrica”. L’articolo 32 della Costituzione attesta che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo (…) e sancisce che “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. E’ preciso dovere del personale sanitario informare e permettere alle partorienti di scegliere i trattamenti a cui sottoporsi, applicando il consenso ed eventualmente la revoca di esso. E’ possibile rifiutare l’episiotomia (sebbene risulti la pratica più diffusa ed applicata), scegliere la posizione da tenere sul lettino ed è fondamentale sapere che nessuna procedura ospedaliera può imporre una separazione coatta tra madre e figlio dopo la nascita. La “lista nera” delle pratiche nocive o inefficaci, mette in evidenza l’uso inappropriato di clisteri, rasatura pubica, esplorazione manuale dell’utero post partum e tanto altro. Il parto, in quanto esperienza unica e personale, merita dunque maggior rispetto e tutela.









