Crisi Napoli. Il pari a Milano non serve a nessuno

Ci si aspettava una reazione di orgoglio e una sterzata decisa dal punto di vista del gioco e quindi del risultato, invece l’ennesima delusione, l’ennesimo “vorrei ma non posso”, l’ennesimo pareggio che lascia impantanati gli azzurri in un Milan-Napoli senza emozioni.

Vince solo la paura tra due squadre in piena crisi di identità e di risultati, pur avendo problematiche interne e tecnico/tattiche diverse entrambe non danno mai la sensazione di essere in grado di vincere la partita. Per il Napoli il quadro generale è certamente più preoccupante considerando la qualità potenziale della rosa che può esprimersi a ben altri livelli, ecco perché la condizione psicologica diventa determinante e la si evince nelle giocate spesso non riuscite, le stesse che in passato venivano effettuate a memoria. Mancano le certezze individuali ma anche quelle collettive, fattori che spostano l’attenzione sulle responsabilità dell’allenatore, al quale si chiede il doppio compito di gestire la situazione difficile nonché liberare la testa dei calciatori dalle paure, e allo stesso tempo di riorganizzare tatticamente una squadra che non sembra essere tale.

Ancelotti è chiamato a dare un fortissimo segnale ai suoi in virtù di una classifica in Serie A deficitaria e per quanto concerne il passaggio del turno in Champions nelle due sfide con Liverpool e Genk. Possiamo dire con certezza che la dead-line della crisi Napoli si materializzerà il 10 dicembre alle ore 21:00 al fischio finale di Napoli-Genk, quando si avrà la classifica finale del girone di Champions League. Ricordiamo che per passare il turno i partenopei dovranno conquistare 3 punti tra Liverpool e Genk, oppure realizzare lo stesso risultato del Salisburgo, impegnato a Genk, mercoledì ad Anfield contro i Reds.

In settimana molti auspicavano un cambio di modulo come panacea a tutti i mali del Napoli, ma Ancelotti ha presentato nella sua San Siro il solito 4-4-2 cambiando ancora una volta gli interpreti. La coppia di attacco Insigne-Lozano ha ricordato per certi versi quella Mertens-Insigne che lo scorso anno fece tanto bene, ma i due piccoletti azzurri non hanno creato tanto come Carletto sperava. Pesante l’assenza in mezzo al campo di Fabian Ruiz, soprattutto se Zieliński non è in palla, perché con lo spagnolo si riesce disegnare calcio, grazie alla sua qualità e alla sua fisicità la manovra degli azzurri diventa più pericolosa. Unica nota lieta è il ritorno ai suoi livelli del mastino Allan, che sarà fondamentale soprattutto mercoledì contro il Liverpool, dove l’agonismo e la lotta su ogni pallone saranno i live motive del march. Per il resto c’è il solito Lorenzo Insigne che sbaglia tanto ma che si danna l’anima riuscendo in parte a creare occasioni solo potenziali che non si tradurranno mai in qualcosa di concreto, traversa che porta al gol di Lozano a parte.

Insomma, un Napoli contratto e spaventato da sé stesso che non può piacere né può far star tranquilli per il proseguo della stagione, e con il mercato alle porte a poco più di un mese, tutti debbono sentirsi sul filo del rasoio, perché Napoli e i suoi tifosi meritano di più, molto di più!

MILAN (4-3-3): G. Donnarumma; Conti, Musacchio, Romagnoli, Hernandez; Paquetà, Biglia (73′ Calabria), Krunic; Rebic (1’st Kessie), Piatek (85′ Leao), Bonaventura. A disposizione: Brescianini, Caldara, A. Donnarumma, Gabbia, Maldini, Reina, Suso. Allenatore: Pioli.

NAPOLI (4-4-2): Meret; Di Lorenzo, Maksimovic, Koulibaly, Hysaj; Callejon (58′ Mertens), Allan, Zielinski, Elmas; Insigne (64′ Younes), Lozano (83′ Llorente). A disposizione: Gaetano, Karnezis, Luperto, Manolas, Ospina, Ruiz. Allenatore: Ancelotti.

ARBITRO: Orsato di Schio.

MARCATORI: 24′ Lozano (N), 29′ Bonaventura (M)

NOTE: Ammoniti Paquetà, Conti (M); Elmas, Younes (N). Recupero 1’pt – 4’st. 


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