martedì, Ottobre 27, 2020

Figc-Cts giovedì si decide se riparte la Serie A

La deadline per il calcio italiano è arrivata. Giovedì, dopo tanti rinvii, è in programma l’incontro tra Figc e il Comitato tecnico scientifico (Cts) sul protocollo che disciplina la ripresa degli allenamenti di squadra. Da questo confronto usciranno indicazioni definitive sulla ripresa o meno del campionato di Serie A.

Il Cts dovrà confermare l’inizio degli allenamenti collettivi previsti per il 18 maggio, dopodiché si stileranno i calendari. Il primo grande passo è la condivisione di misure di sicurezza idonee all’attività agonistica di gruppo in regime Covid 19. Le maggiori perplessità sorgono sulle contromisure da adottare in caso di un nuovo contagio. Le linee guida dei medici sportivi indicano una quarantena dell’intera squadra di quattordici giorni, che a campionato iniziato si tradurrebbe con un nuovo, e forse definitivo, stop.

In Germania l’attività calcistica è classificata come “Categoria 2” nella scala di rischio. Per questo motivo non si rende necessaria la quarantena di tutto il gruppo, ma sarà isolato solo il soggetto positivo al Covid. Oggi la Merkel darà il via libera alla Bundesliga dal 15 maggio, innestando un effetto a catena che coinvolgerà in primis l’Inghilterra e forse l’Italia.

“Mi auguro vivamente che riprenda il campionato – dichiara Vincenzo Spadafora, il ministro dello Sport – ma deve avvenire in sicurezza. Se le condizioni non consentiranno la ripresa, sarà il Governo a decidere di fermare tutte le competizioni sportive, compreso il calcio”. Un mezzo dietrofront del ministro dopo l’uscita quantomeno singolare dei giorni scorsi. Spadafora aveva scritto così nel suo profilo Facebook: “Gli allenamenti delle squadre non riprenderanno prima del 18 maggio e della ripresa del Campionato per ora non se ne parla proprio! Ora scusate ma torno ad occuparmi di tutti gli altri sport e dei centri sportivi (palestre, centri danza, piscine, etc.) che devono riaprire al più presto!”

Al meeting decisivo di giovedì parteciperà Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, in quanto componente del Cts. “Nel calcio ci sono 22 giocatori, poi altre 200 persone attorno. Va valutato se il rischio è accettabile – avverte Rezza – la decisione è politica perché’ solo la politica può fare la sintesi tra i bisogni delle persone, dell’economia e della salute”.

Nel frattempo, dopo Sassuolo e Lecce, alti club riprendono gli allenamenti, tra oggi e domani tornano in campo Juventus, Bologna e Udinese. Tutti rigorosamente nel rispetto del distanziamento sociale, suddivisi in più campi e con l’obbligo di farsi la doccia a casa. Ad inizio settimana prossima riprenderanno anche Napoli e Roma, in attesa dell’esito dei tamponi effettuati in questi giorni.

I calciatori, però, non sembrano del tutto convinti del protocollo sicurezza. “Chi si prende il rischio di far ripartire il calcio se il rischio non è zero? – evidenzia Damiano Tommasi, presidente dell’AIC – il protocollo è pensato per la ripresa degli allenamenti, non per quella delle partite ufficiali, non per i viaggi, gli spostamenti, le trasferte e l’incrocio di due squadre”.

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