venerdì, Luglio 30, 2021

Angri azienda in bancarotta. La GdF sequestra beni per 800 mila euro a due fratelli

La Guardia di Finanza di Salerno, su disposizione della Procura della Repubblica, ha sequestrato beni per 800 mila euro a due fratelli titolari di una impresa di Angri ritenuti responsabili dei reati di bancarotta fraudolenta e sottrazione al pagamento delle imposte.  Gli accertamenti delle Fiamme Gialle della Compagnia di Scafati sono iniziati nel mese di luglio del 2018 quando venne dichiarata fallita una società di Angri che si occupava di fabbricare impianti elettrici per le industrie. Nel corso delle indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore dott. Davide Palmieri, è emerso che nell’ultimo biennio l’impresa aveva accumulato debiti con il Fisco per diverse centinaia di migliaia di euro che ne hanno causato il dissesto finanziario, quando in precedenza – solo nel 2015 – vantava un attivo di quasi un milione e 300 mila euro.

Durante la ricostruzione dello storico societario, le fiamme gialle  hanno scoperto che, per evitare che il patrimonio societario, destinato alla liquidazione dei creditori “insinuatisi” nell’asse fallimentare, gli imprenditori avevano falsificato i bilanci e distrutti – o comunque occultato – la documentazione contabile, “svuotando” in breve tempo l’azienda di tutti i beni.

Tra questi, innanzitutto, il denaro fatto appositamente confluire sui conti correnti personali o di società comunque riconducibili ai due, nonché una nuova e costosa auto “Audi A8L”, intestata ad un vicino di casa, pur di impedire che venisse acquisita dallo Stato. L’esposizione debitoria risulta ancora più grave se si considera che è stato riscontrato pure l’omesso accantonamento del TFR spettante al personale dipendente, quantificato in circa un milione di euro.

Il Gip accogliendo quindi le ipotesi accusatorie formulate dagli inquirenti, ha emesso nei confronti dei due amministratori, un decreto di sequestro preventivo, in esecuzione del quale i Finanzieri di Scafati hanno cautelato un edificio di 15 vani ed un ampio opificio in uso all’azienda, un’autorimessa e 3 appartamenti, per un valore complessivo di circa 800 mila euro, garantendo in questo modo il ristoro dei crediti dell’Erario. I responsabili rischiano una condanna fino a dieci anni di reclusione.

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