sabato, Maggio 28, 2022

L’Osimhen di Battipaglia, artista di giorno e cameriere di notte

“Amo sorridere in qualsiasi occasione. Sono sempre felice”. Sono queste le parole che aprono l’intervista a Cheikh Wade, un ragazzone senegalese che da 18 anni vive in Italia ed insegue il sogno della sua vita, diventare un artista a tutto tondo. Quel sorriso coinvolgente e contagioso è sempre presente sul suo volto, mentre racconta la sua storia quasi come stesse dipingendo un quadro. Un ragazzo sempre propositivo, anche quando parla di difficoltà e di pregiudizi che purtroppo ancora oggi deve affrontare un ragazzo con il colore della pelle nera. Artista di giorno e operatore della ristorazione di notte, così si definisce “Osimhen”, soprannome con il quale, vista la somiglianza al famoso calciatore della squadra del Napoli, viene chiamato affettuosamente da amici e conoscenti. Non è ancora italiano, ma ha avviato l’iter per diventarlo.

“Quando sei arrivato in Italia?”

“Sono arrivato nel 2003, mio padre dopo sei anni da clandestino, appena ha avuto la possibilità di mettersi in regola è ritornato in Senegal per ricongiungere la famiglia. Ero piccolo per ricordare quel periodo, avevo  solo 3 anni. I miei però, mi hanno raccontato che quello è stato un giorno stupendo, ritrovarsi e riabbracciarsi, e sapere di poter ritornare insieme sotto lo stesso tetto: una gioia infinita. Poi, qui in Italia, sono nati i mie due fratellini, Souleyman e Maria.”

“Come hai trascorso la tua infanzia?”

“Felice, tutto sommato. Ho iniziato le scuole a Pontecagnano. L’istituto era un istituto privato: m’hanno seguito in tutte le fasi scolastiche, fino alla terza media. E’ stato molto importante per me quel periodo, frequentavo la scuola anche di pomeriggio, questo mi ha permesso di restare sempre ben saldo sulla retta via e di integrarmi senza grossi problemi.”

“Hai subito episodi di razzismo?”

“Si, da piccolo. Non sono stati tantissimi e a “bullizzarmi” erano i miei coetanei. Forse non sono degni di cronaca. I bambini a volte sanno essere molto cattivi. Quando volevano offendermi mi chiamavano “Negro”, ma gli stessi chiamavano grasso quello con qualche chilo in più o nano quello basso, quattrocchi quello con gli occhiali e così via. Con il passar del tempo però le cose sono cambiate: hanno capito che ero un bambino educato, felice e che voleva solo giocare con loro, non mi hanno più respinto. Il colore della pelle non è stato più un problema. Oggi, va benissimo. Con il passar del tempo ho imparato a scegliere le mie compagnie. E’ raro che il colore della mia pelle sia un problema. Ho amici italiani che, in caso di difficoltà sarebbero pronti ad aiutarmi in qualsiasi modo. Gli italiani sono un popolo unico, con un grande senso di accoglienza, ed i meridionali lo sono di più.”

“Terminata la scuola dell’obbligo, cosa hai scelto di fare?”

“Ho conseguito la maturità al Liceo Scientifico “Medi” di Battipaglia. Poi ho seguito il consiglio di mio padre, iscrivendomi a Medicina a Salerno. Avrebbe voluto un figlio medico o avvocato: non  vede l’arte come un mestiere molto concreto. Senza accorgermene però, continuavo a disegnare, quindi un anno dopo ho scelto di lasciare Medicina e mi sono iscritto all’Accademia delle Belle Arti: la mia vocazione naturale.”

“Come trascorri la tua giornata?”

“La mattina la dedico interamente a dipingere, fino a qualche mese fa realizzavo quadri per interni in una Galleria d’Arte, oggi invece lavoro in uno studio che mi permette di esprimermi liberamente nella realizzazione delle mie opere. Le ore pomeridiane invece, le dedico al tatuaggio. Sto imparando come si tatua, questa è una delle più antiche forme di espressione artistica dell’uomo e mi affascina in modo particolare. Non avendo ancora una formazione ben definita come artista, cerco sempre la mia identità in tutte le forme. Di sera invece, svesto i panni di artista e indosso quelli da cameriere.  In questo momento non riesco a sostenermi solo con l’arte, da quando non vivo più a casa con i miei genitori devo onorare gli impegni presi. Tutte le sere lavoro in un Pub perché mi aiuta nel pagare le  spese di fitto del mio piccolo appartamento e le utenze. E’ un percorso simile a quello degli universitari italiani: di giorno a scuola e di sera magari li ritrovi al McDonalds.”

“Hai dei ricordi della tua patria e se si, cosa ti manca?”

“Ho vissuto poco tempo in Senegal, non ho ricordi del tempo passato a Dakar. Ogni 5 anni, però, torno per rivedere la persona che mi manca di più, mia nonna. Lei è rimasta in Africa e questo mi rattrista molto. A volte mi sento uno straniero in tutte e due i paesi. Quando vado in Senegal mi manca l’Italia perché non mi sento veramente senegalese. Quando invece ritorno a casa, perché casa mia è qui in Italia, mi sento italiano fino a un certo punto, e quindi vivo questa perdita d’identità della madre patria.”

“In un futuro prossimo dove ti vedi?”

“In Italia, da italiano.”

Articoli simili

SEGUICI

11,542FansMi piace
79FollowerSegui

Ultimi articoli