mercoledì, Settembre 28, 2022

Salerno Barocca. Domani all’appuntamento di “In cordis cordae” dodici duetti

Continua con buon apprezzamento di critica e pubblico, la rassegna concertistica dell’ Associazione Culturale Emiolia, presieduta dal controtenore Pasquale Auricchio. Una serata particolare, con brani di raro ascolto, per il V appuntamento del cartellone della stagione concertistica 2022 dal titolo “In cordis cordae”, in collaborazione con l’Arcidiocesi salernitana, col patrocinio morale del Comune di Salerno, nella Chiesa di San Giorgio, domani alle ore 20, vedrà protagonisti il controtenore Antonello Dorigo, il basso Massimo Di Stefano e il clavicembalista Marius Bartoccini. 

Il programma principierà con “Qualor crudele”, una cantata per alto e basso continuo. Handel l’aveva scritta a Napoli, la più straordinaria delle città, goduta solo pochi giorni eppure indimenticabile. Uno dei maestri incontrati in Italia, fu Alessandro Scarlatti, del quale ascolteremo la cantata “Nel mar che bagna il bel Sebeto” – raro esempio di cantata per basso – che offre un campionario esemplare di occorrenze cinetiche-espressive destinate al cantante alfine di “ri-creare” attraverso il codice musicale un teatro fortemente evocato tutto da far rivivere, e da riscrivere, nel momento performativo quando la magia dell’interprete e tale da far vedere ciò che non si vede.

Queste composizioni di carattere profano sono il banco di prova attraverso cui Handel riuscì a coniugare il rigore contrappuntistico tipico della scuola tedesca, che già dominava perfettamente, alla bellezza melodica tipica del bel canto italiano.

Di Agostino Steffani, il terzo di dodici duetti “Sia Maledetto amor”, che dà anche il titolo alla serata, latore di una scrittura che si basa su alcuni stilemi tipici della cantata del secondo Seicento, adottati da grandi esperti di tale forma, quale Giacomo Carissimi, di cui fece sua la predilezione per le tonalità minori, e Antonio Cesti, dal quale acquisì l’utilizzo estensivo del tempo ternario. Inoltre, il tessuto armonico di queste pagine è reso denso da numerosi episodi cromatici che si muovono parallelamente o si intersecano in intrecci arditi, dando vita a progressioni languide che giocano su continui ritardi e dissonanze.

Il concerto saluterà ancora Georg Friderich Haendel protagonista con la cantata “Stanco di più soffrire”, che ci porrà di fronte alla lezione espressa dal musicista italiano, fondata su di una genuina e amabile vena lirica supportata da tecnica levigata e plasticità formale, dove la prevalente presenza dello stile contrappuntistico si stempera con un morbido ed elegante istinto melodico.

Chiusura della scaletta ufficiale con il duetto di Haendel  “Caro autor di mia doglia”, duetto per alto, basso e basso continuo, il quale  scrisse questa piccola opera vocale sempre nel breve soggiorno italiano. Un duetto sensuale intriso della scoperta di Händel della cultura italiana, in particolare arcadica, che includeva l’ascolto e la comprensione della musica di Corelli e Alessandro Scarlatti, attraverso i quali acquisì l’arte incomparabile di creare aure senza l’aiuto della rappresentazione scenica, liberando il flusso della sua fantasia musicale imprigionata dalla tradizione dei maestri di cappella.

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