giovedì, Giugno 20, 2024

Battipaglia. Al Medi: «Oh capitano, mio capitano!». La scuola che si fa poesia: l’ultimo saluto al prof che insegna a vivere (Video)

Articolo di Valeria Francese

Il saluto che diventa futuro: l’insegnante che si fa Capitano, mio capitano risponde al nome di Gianluca Razzino, docente di matematica della classe di diplomandi della quinta C del Liceo Medi di Battipaglia.  Le radici dell’insegnamento motivazionale, coltivate nel sottobosco spesso invisibile dell’aula scolastica, si sono inerpicate al di sopra dei banchi: come querce coraggiose, le gambe dei ragazzi, issate in equilibrio, hanno omaggiato con Whitman il loro capitano, un professore “che come un padre ha insegnato loro a vivere”. Queste le parole della giovane Romina Pierri, digital creator del video che ha conquistato le piattaforme social con tre milioni di visualizzazioni e attivato risonanze a livello nazionale, “Per noi è faro, continua la studentessa, indicando un sinonimo di Capitano: nell’incrinatura commossa della sua voce, la parola scelta irradia futuristica speranza, per quel concetto di guida nel buio che si fa urgente nella vita tumultuosa dei nostri giovani. “Non imbuto di Norimberga nel quale versare sapere, ma luogo di straripamento di intelligenza emotiva, questo intendo per insegnamento, da cui esondi e non si contenga alcuna delle forme vitali di esperienza” commenta il professore con la stessa composta ma vibrante emozione con la quale si fa spettatore nel video del poetico gesto. Plaude all’iniziativa dei giovani la Dirigente scolastica, dott.ssa Roberta Talamo che, insieme a tutti i docenti, esprime l’entusiasmo per una “scuola che cambia”, nella direzione della centralità dell’alunno, all’interno di una pratica didattica comunitaria che, continua il Dirigente, si ispira alle più recenti esplorazioni pedagogiche dell’orientamento motivazionale e che risponde alle sollecitazioni di respiro europeo di un apprendimento per la vita, ben oltre le ore del curriculo, in direzione altezza. Così come dall’alto, da un profondo alto, i giovani hanno detto grazie al loro “faro”, per la luce diffusa ieri, oggi e nel domani della loro vita.

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