Della dott.ssa Valentina Fortunato
L’1 dicembre, come di consueto, si celebra la Giornata mondiale della lotta all’infezione contro HIV e AIDS. Ricordando che nel mondo oggi vivono attualmente 30 milioni di persone con l’infezione e di queste circa 9 milioni non hanno accesso alle cure, tale giornata, istituita nel 1988 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nasce con l’obiettivo di sensibilizzare ed informare la popolazione sui temi relativi al virus HIV e all’AIDS e rappresenta un’opportunità fondamentale per ricordare che l’HIV non è scomparso e che è essenziale continuare a investire nella lotta contro l’AIDS, promuovere prevenzione e assistenza, combattere i pregiudizi e sollecitare i governi e la società civile affinché vengano destinate risorse appropriate per la cura e le campagne di informazione .
L’alone di stigma che ancora circonda l’ HIV, porta al silenzio su questa infezione, ed è la causa di diagnosi tardive e di una qualità di vita per le persone che vivono con HIV, è ancora compromessa da molti fattori, primo fra tutti il pregiudizio.
Ad oggi il numero complessivo di persone che vive con l’infezione da HIV in Italia è stimato intorno a 140.000 (120.000-160.000) con un tasso di prevalenza pari a 0,2 per 100 residenti.
Secondo i dati relativi allo scorso anno, pubblicati dal Centro operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità l’incidenza (casi/popolazione) delle nuove diagnosi HIV è in progressivo aumento negli ultimi due anni.
Dopo il picco negativo del 2020, le nuove diagnosi di infezione continuano ad aumentare: nel 2023 sono state 2.349, in aumento rispetto alle 2.140 del 2022 e vicine alle 2.510 registrate nel 2019. Fra le nuove diagnosi, sono in continuo aumento quelle definite “tardive”, cioè avvenute in una fase già avanzata della malattia quando la conta dei linfociti CD4 era inferiore a 350: le nuove diagnosi di Aids sono state lo scorso anno 532, in aumento rispetto alle 444 dell’anno precedente (nel 2019 erano state 647). Più di un terzo delle persone (35%) di coloro che hanno avuto una nuova diagnosi nel 2023 ha richiesto un test per una sospetta patologia Hiv correlata o per la comparsa di sintomi Hiv mentre circa un quinto (19,6%) lo ha fatto dopo comportamenti sessuali a rischio e soltanto il 12,3 dei nuovi casi ha scoperto la sieropositività per controlli di routine, screening o campagne informative. Le diagnosi tardive in Italia non soltanto sono in aumento ma registrano i livelli più elevati tra i Paesi dell’Europa Occidentale.
L’aumento più significativo di casi dopo il 2020 è stato rilevato nella fascia di età 40-49 anni e nella trasmissione eterosessuale. L’incidenza osservata in Italia è inferiore rispetto alla incidenza media osservata tra i Paesi della Europa occidentale.
Per quanto riguarda la distribuzione geografica la Regione che nel 2023 ha segnalato il maggior numero di casi è stata la Lombardia (n. 377), a seguire il Lazio (n. 348), l’Emilia-Romagna (n. 253) e la Campania (n. 228).
Dall’analisi di questa fotografia, scaturisce quindi la necessità di azione: la Giornata Mondiale contro l’AIDS non è solo un momento di riflessione, ma deve essere un richiamo ad azioni concrete per realizzare l’obiettivo fissato dall’OMS “𝐆𝐞𝐭𝐭𝐢𝐧𝐠 𝐭𝐨 𝐳𝐞𝐫𝐨” entro il 2030.
𝐳𝐞𝐫𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞
𝐳𝐞𝐫𝐨 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐝𝐢𝐚𝐠𝐧𝐨𝐬𝐢 𝐞 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐢
𝐳𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐭𝐢𝐠𝐦𝐚 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
E’ fondamentale tenere alta l’attenzione sulla prevenzione dell’infezione attraverso la sensibilizzazione e la promozione di corretti stili di vita, fondamentali per tutelare la salute individuale e pubblica, accrescendo consapevolezza e conoscenza, sia sull’infezione stessa che, soprattutto, sui comportamenti da tenere per prevenire il contagio. Molto lavoro va ancora fatto per il contrasto allo stigma sociale e alle discriminazioni che ancora oggi colpiscono le persone HIV- positive, e che contribuiscono all’isolamento sociale, mancato accesso alle cure quindi alla diffusione del contagio. In concerto, bisogna poi lavorare sulla diagnosi precoce attraverso campagne di screening a tappeto sulle giovani generazioni per tutelare la salute dell’intera comunità, favorendo l’accesso al test al fine di far emergere il sommerso raggiungendo anche gruppi di persone più fragili e difficili.
Una diagnosi precoce significa cure precoci, blocco della replica virale e NON infettività quindi NON TRASMISSIBILITA’: U=U (Undetectable=Untrasmittable)
Presso l’U.O. di Malattie infettive l’AOU “S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” è attivo un ambulatorio specialistico infettivologico dedicato ai pazienti positivi per HIV.
All’ambulatorio si accede con prenotazione diretta senza necessità della prescrizione del medico di medicina generale. Attualmente il servizio ha in carico circa 500 pazienti in trattamento antiretrovirale ed è punto di riferimento per Salerno e l’intera provincia.
In ambulatorio è possibile effettuare anche il test di screening per l’HIV con counselling pre e post test, dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 lle ore 12.00. Ai fini dell’esecuzione del test sono assicurati i princìpi di:
• gratuità e facilità di accesso
• consenso e garanzia di riservatezza
• diritto all’informazione e gestione dei risultatiIl test è offerto attivamente, senza la richiesta del Medico di Medicina Generale a tutti coloro, anche adolescenti, che riferiscano comportamenti a rischio; alle donne in gravidanza; ai pazienti che presentano patologie infettive causate da agenti patogeni che hanno le stesse modalità di trasmissione dell’HIV o la cui comparsa può essere indice della presenza dell’infezione da HIV; ai soggetti stranieri immigrati con permesso di soggiorno e richiedenti asilo; alle persone straniere temporaneamente presenti nel territorio.









