Nuovi appuntamenti per Cantina&Cultura, il format pensato da Cantina Verace (via Antonio Maria De Luca 4, Salerno) per unire cultura ed enogastronomia nel solco della valorizzazione del nostro territorio.
Si parte mercoledì 7 maggio, alle 19, con “Sospese. Storie di femminicidi irrisolti nell’Italia della Prima Repubblica – Dal caso Montesi al delitto di Via Poma (Mursia) della scrittrice salernitana Alessandra De Vita che sarà in dialogo con Barbara Cangiano.
Il 10 aprile del 1953, il corpo senza vita di una ragazza viene ritrovato sulla spiaggia di Torvaianica. Si chiama Wilma Montesi, è giovane e bella, e proviene da una famiglia modesta. Il suo è il primo delitto mediatico della storia della nostra Repubblica e resterà senza un colpevole. Ma è solo il primo dei tanti crimini irrisolti che nei decenni a venire riempiranno le pagine di cronache dall’Italia. Il caso Montesi, all’epoca, fa tremare i potenti e non è il primo in cui le vite di giovani donne si intrecciano loro malgrado alle trame del potere, con epiloghi tragici. A distanza di anni, restano impuniti tanti assassini senza firma che hanno però tutti un tratto in comune: a farne le spese sono sempre le donne. Dallo scandalo di Capocotta di Wilma Montesi al delitto di Simonetta Ferrero, la studentessa assassinata nel 1971 nei bagni dell’Università Cattolica di Milano, ripercorriamo le storie di vite spezzate, spesso nel pieno della giovinezza, da killer a cui gli investigatori non hanno potuto dare un volto. Ci sono nomi e visi scolpiti nel nostro immaginario da decenni: su tutti, quello di Simonetta Cesaroni, la ragazza di Cinecittà andata a morire, nell’estate di Italia ’90, nella “Roma dei ricchi”. Simonetta è diventata il simbolo delle giovani donne assassinate dal potere romano. Iconica è la sua foto-simbolo che la ritrae distesa su una spiaggia del litorale laziale, in costume intero e jeans corti. A margine di quella foto, vennero aggiunti dettagli coloriti e non del tutto esatti. Sui casi meno mediatici ma non per questo meno inquietanti, è calato il silenzio. Di altre si è continuato a scrivere trascinando nel tempo delitti infiniti, senza arrivare mai alla parola fine.












