Consigliere Vitolo, perché il Sindaco di Giffoni Sei Casali, Francesco Munno, ha deciso di denunciarla? “Il Sindaco Francesco Munno ha presentato una denuncia nei miei confronti quale capogruppo di minoranza consiliare, inserendo nel procedimento anche quella che, negli anni, è stata la mia costante attività politica e istituzionale di controllo sull’operato dell’Amministrazione. Sin dall’inizio del mio mandato ho utilizzato tutti gli strumenti che la legge riconosce a un consigliere comunale: ho richiesto documentazione, esercitato il diritto di accesso agli atti, presentato istanze di autotutela, formulato richieste di chiarimenti, trasmesso esposti alle Autorità competenti, sollecitato verifiche e chiesto accertamenti ogni volta che ho ritenuto vi fossero questioni meritevoli di approfondimento. Le mie segnalazioni hanno riguardato, nel corso degli anni, procedimenti consiliari, progressioni del personale, procedure assunzionali, appalti e lavori pubblici, graduatorie concorsuali, affidamenti esterni, atti urbanistici, variazioni di bilancio, gestione finanziaria dell’Ente, utilizzo di fondi pubblici e ciclo dei rifiuti. Alcune di queste questioni sono successivamente giunte all’attenzione di ANAC, Corte dei Conti, Prefettura e altri organismi istituzionali. È proprio questo uno degli aspetti centrali della mia difesa: ciò che per me rappresentava l’esercizio del mandato ricevuto dai cittadini è stato letto, nella ricostruzione accusatoria, come possibile elemento di responsabilità. Io, invece, ho sempre ritenuto e continuo a ritenere che controllare, verificare e segnalare non significhi ostacolare l’Amministrazione, ma svolgere fino in fondo il ruolo che la legge assegna a un consigliere comunale di minoranza. Nei confronti dei signori Gerardo Russomando e Giuseppe Russo, invece, la vicenda riguardava anche alcuni contenuti pubblicati sui social che il Sindaco riteneva diffamatori e oltre i limiti della critica politica”. – Quali accuse vi sono state contestate? “Le accuse erano di estrema gravità e andavano ben oltre una presunta diffamazione. Ci venivano contestati reati quali violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, calunnia, sostituzione di persona, diffamazione, atti persecutori, nonché molestia o disturbo alle persone. Chiunque può comprendere quanto fosse pesante un simile impianto accusatorio. Accuse di questo tipo hanno inevitabilmente generato forte preoccupazione e comprensibile agitazione, soprattutto nei confronti dei signori Giuseppe Russo e Gerardo Russomando, cittadini che si sono ritrovati coinvolti in una vicenda giudiziaria particolarmente delicata”. – Dopo due anni di indagini, come si è conclusa questa vicenda?“Dopo la denuncia presentata il 30 luglio 2024 e circa due anni di indagini, il Pubblico Ministero ha chiesto al Giudice per le Indagini Preliminari l’archiviazione del procedimento. Il Sindaco, tramite il proprio difensore, ha successivamente proposto opposizione alla richiesta di archiviazione e si è quindi arrivati all’udienza camerale. In quella sede il mio difensore, l’Avvocato Annabella Spera, ha ricostruito puntualmente la mia posizione, facendo emergere una circostanza per me fondamentale: non avevo agito nell’ombra, non avevo utilizzato canali anonimi e non avevo mai cercato di sottrarmi alla responsabilità delle mie iniziative. Ogni richiesta portava il mio nome, ogni esposto la mia firma e ogni segnalazione era stata formalmente presentata agli organi competenti. La difesa ha inoltre evidenziato come molte delle mie iniziative avessero determinato approfondimenti, verifiche amministrative, richieste di chiarimenti e, in alcuni casi, persino rettifiche di atti da parte degli uffici comunali. Elementi che dimostravano come le questioni sollevate fossero effettivamente meritevoli di approfondimento e non potessero essere semplicemente rappresentate come iniziative fantasiose o pretestuose. L’Avvocato Spera ha quindi posto al centro della mia difesa un principio che ritengo vada ben oltre la mia vicenda personale: un consigliere comunale non può essere considerato responsabile semplicemente perché esercita in maniera rigorosa e continuativa il proprio potere di controllo. Come è stato efficacemente sostenuto nella memoria difensiva, – in una democrazia matura il controllo non costituisce una molestia istituzionale. Costituisce una garanzia. Non rappresenta un ostacolo all’amministrazione. Rappresenta una tutela per la collettività amministrata. Non è un abuso. È un presidio di legalità -. Ma questa vicenda non ha riguardato soltanto me. Insieme a me si sono trovati coinvolti anche Gerardo Russomando e Giuseppe Russo, due liberi cittadini, assistiti e difesi dall’Avvocato Luigi Di Muro, ai quali sento di esprimere pubblicamente la mia più piena solidarietà. Hanno dovuto affrontare per circa due anni una vicenda giudiziaria caratterizzata da contestazioni estremamente pesanti e dalla comprensibile preoccupazione che accuse di tale gravità possono determinare nella vita di qualsiasi persona. Ed è proprio pensando a loro che questa vicenda assume, a mio avviso, un significato ancora più importante. Io sono un rappresentante politico e ho scelto consapevolmente di espormi, assumendomi gli oneri e le responsabilità che derivano dal mio mandato. Russomando e Russo, invece, sono liberi cittadini che hanno esercitato il proprio diritto di esprimersi e di partecipare al dibattito pubblico. Anche per questo ritengo doveroso manifestare loro vicinanza e rispetto per quanto hanno dovuto affrontare. All’esito dell’udienza, anche grazie al lavoro svolto dai rispettivi difensori, l’Avvocato Annabella Spera per la mia posizione e l’Avvocato Luigi Di Muro per i signori Russomando e Russo, il Giudice ha disposto la totale archiviazione del procedimento. Credo che la conclusione più importante, per quanto riguarda la mia posizione, sia proprio quella espressa nella memoria dal mio difensore: non mi sono trovato a difendermi per aver violato le regole della democrazia locale, ma per aver esercitato con determinazione gli strumenti che la stessa democrazia locale mette a disposizione di un consigliere comunale.E oggi aggiungo una cosa: la libertà di critica e il controllo democratico non appartengono soltanto a chi siede in Consiglio comunale. Appartengono anche ai cittadini. Una comunità libera ha bisogno di amministratori che accettino il controllo, di opposizioni che abbiano il coraggio di esercitarlo e di cittadini che possano partecipare al dibattito pubblico senza sentirsi scoraggiati dal farlo. Per questo la mia solidarietà a Gerardo Russomando e Giuseppe Russo non è soltanto personale. È una solidarietà istituzionale verso due cittadini che hanno attraversato insieme a me una vicenda lunga e difficile e che oggi, insieme a me, possono finalmente vedere riconosciute le proprie ragioni. Ed è forse proprio questo il dato politico e democratico sul quale oggi dovrebbe riflettere l’intera comunità”.











