Cara Sindaca, siamo
profondamente delusi dal tuo modo “politico” di non procedere. Di non fare, di non essere, pur di sopravvivere a Te stessa.
E vado al punto. Dopo la chiusura ufficiale delle liste per le elezioni regionali del 23 e 24 novembre, in molti ci chiediamo perché Battipaglia, a prescindere dallo schieramento politico (pur potendo eleggere da sola un Consigliere Regionale) non ha potuto avere alla Regione (come già è avvenuto per la Provincia) una candidatura “di governo” vincente e unitaria? Personalmente posso confessare (senza timore di essere smentito) che, raccogliendo tutte le mie energie, speranzoso e in buona fede, ci ho lavorato fino alla fine, avendo interlocuzioni e facendo pressioni proprio su di Te quale prima cittadina. Pregandoti a più riprese, affinché per il bene comune, Tu prima di tutti, indicassi il candidato/ta, “unitario”, libero e forte, come si conviene a chi, con autorevolezza e prestigio guida, una grande città come la nostra Battipaglia. Ma purtroppo (alla luce dei fatti) devo con amarezza constatare che Tu hai coltivato e favorito il “dividi et impera”. E così con grande tristezza -oggi- devo prendere atto pubblicamente che, contrariamente alle chiacchiere, hai dimostrato con i fatti un fare pilatesco, condannando di fatto Battipaglia alla irrilevanza. Ah Ponzia Pilato ! O forse come scrisse del Conte Ugolino il Divino Dante “più del dolore, poté la fame”.
La “fame” di voler a tutti i costi regnare e non governare, pur di concludere a titolo personale e a qualsiasi costo questi due mandati senza lode e senza infamia.
Cara Cecilia, “le idee valgono per quello che costano e non per quello che rendono” e Noi tutti saremo ricordati per quello che lasciamo e non per quello che siamo o siamo stati. E purtroppo mi duole dirlo – con questa ultima prova- che Tu lasci il vuoto, non piedistalli, ma cenere spenta, per buona pace di tutti quelli che, senza se e senza ma, sognano davvero una grande Battipaglia, sempre e comunque artefice del proprio destino. Ecco tutto qui alla luce del sole – come si conviene a chi non “è vergin di servio encomio ne di codardo oltraggio”. Ora cara Cecilia, sostieni tutto quello che vuoi, per me finisce qui. A cospetto dei nostri concittadini ai quali – se sei d’accordo – lasciamo il giudizio e le conclusioni di questa ennesima breve storia triste per la nostra Città. Senza rancore, per amore di Battipaglia.
Lettera di Vincenzo Inverso









