Questa sera alle ore 18.00, il Teatro di Ateneo “F.Alison” accoglierà il secondo appuntamento di “Musica UNISA“, la stagione culturale di collaborazione tra l’Ateneo e il Conservatorio di Musica “G.Martucci” – Salerno, dedicata alla comunità universitaria e al territorio. Protagonista della seconda performance – dal titolo “Ritmi narranti” – sarà la Suite Percussion Ensemble diretta dal M° Paolo Cimmino.
- Di seguito la Presentazione della performance e il Programma musicale dell’evento.
Presentazione della performance
Lo spettacolo “Ritmi Narranti” nasce dalla volontà di esplorare la natura profonda della percussione, intesa non come semplice scansione del tempo, ma come vero e proprio linguaggio capace di “raccontare”. Il programma delinea un percorso dove il battito si fa parola, trasformando l’ensemble in un coro di voci narranti che attraversano i secoli. L’idea generativa del concerto si sviluppa su due direttrici complementari:
- Il Ritmo come Memoria e Restituzione: nella dimensione puramente percussiva, il ritmo si riappropria della sua storia. Significativa, in questo senso, è la rilettura del Rondò alla Turca di Mozart nell’arrangiamento del M. Paolo Cimmino: qui la trascrizione diventa un atto di restituzione, riportando alla luce l’anima pulsante che il genio salisburghese aveva originariamente affidato alla tastiera. Insieme alle opere di autori contemporanei come Worden, Davila e Marcovich, le percussioni dimostrano come la pelle, il metallo e il legno possano articolare un discorso complesso, capace di sostituire la parola con l’impulso.
- Il Ritmo come Drammaturgia e Incontro: l’ingresso del quartetto d’archi e della voce trasforma la narrazione in un’esperienza multidimensionale. Se le percussioni rappresentano l’istinto e la terra, gli archi portano con sé la liricità e la memoria della forma classica. In questa sintesi, la voce umana diventa l’elemento rivelatore: in autori come Sollima, Villa-Lobos e Cimmino, il canto si innesta sulla trama ritmica trasformandola in una vera e propria sceneggiatura sonora. L’emozione del canto e il respiro degli archi agiscono come catalizzatori, potenziando la comprensione cognitiva di strutture ritmiche complesse e rendendo l’ascoltatore partecipe di un viaggio identitario.
“Ritmi Narranti” è dunque una sfida pedagogica e artistica: dimostrare che nel dialogo tra la “pelle” del tamburo, la “corda” degli archi e il “fiato” della voce, la musica non si limita a scorrere, ma narra la storia dell’uomo, delle sue radici e del suo continuo divenire.









