Femminicidio di Battipaglia: Marco Aiello condannato a 24 anni per l’omicidio della moglie Maria Rosaria Troisi

BATTIPAGLIA. Si chiude con una condanna a ventiquattro anni di reclusione il processo sul tragico uxoricidio di via Flavio Gioia, in località Lago. La Corte d’Assise di Salerno, presieduta dal giudice Domenico Deograzia (a latere Gabriella Passaro), ha emesso la sentenza di primo grado a carico di Marco Aiello, l’idraulico quarantenne accusato dell’omicidio della moglie Maria Rosaria Troisi. Lo sconto rispetto alla pena dell’ergastolo è legato al riconoscimento della seminfermità mentale dell’imputato al momento del delitto. La decisione rispecchia fedelmente la richiesta formulata a marzo dal pubblico ministero della Procura di Salerno, Licia Vivaldi, a conclusione della sua requisitoria. I fatti risalgono al pomeriggio del 20 settembre 2023. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Aiello aveva prima allontanato dall’abitazione i due figli della coppia (di 6 e 9 anni), accompagnandoli a casa dei nonni paterni. Subito dopo il rientro, al culmine dell’ennesima lite domestica dettata da infondati sospetti di infedeltà, l’uomo ha aggredito la moglie trentasettenne, casalinga e catechista molto nota nella comunità locale. Maria Rosaria Troisi è stata uccisa con un fendente d’arma da taglio alla gola. Una tragedia resa ancora più dolorosa da un drammatico dettaglio emerso successivamente: la donna era incinta al momento dell’aggressione, motivo per cui ad Aiello era stato contestato anche il reato di interruzione non consensuale di gravidanza. Il fulcro del dibattimento processuale si è giocato interamente sulle condizioni psicologiche dell’imputato, difeso dall’avvocato Giovanni Giuliano. Durante le prime fasi, i consulenti di parte avevano depositato tesi diametralmente opposte: la perizia d’ufficio della dottoressa Russo sosteneva la piena capacità di intendere e di volere. La consulenza del dottor Tramontano, nominato dalla difesa, parlava invece di incapacità assoluta. Per superare lo stallo, la Corte d’Assise ha disposto una super perizia collegiale affidata allo psichiatra Luca Bartoli e allo psicoterapeuta Vincenzo Scarallo. Le conclusioni dei due specialisti si sono rivelate la chiave di volta del processo: Aiello soffriva di un’alterazione mentale parziale al momento del fatto (da cui lo sconto di pena), pur restando cosciente, capace di stare a processo e valutato come socialmente pericoloso. Nonostante i tentativi di difesa dell’imputato, che in aula aveva persino dichiarato una totale amnesia sui momenti esatti dell’aggressione, i giudici hanno ritenuto la sua condotta meritevole della condanna a 24 anni di reclusione.

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