Battipaglia. Separati in casa ma senza Assegno Sociale: l’analisi dell’avvocato Corrado Spina sulla svolta della Cassazione

Un cambio di rotta destinato a far discutere e a impattare sulla vita di molti anziani in Italia. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22291 del 29 giugno 2026, ha stabilito un principio rigido: chi è legalmente separato ma continua a coabitare con l’ex coniuge perde il diritto all’assegno sociale. A fare chiarezza su questa delicata pronuncia è una nota legale firmata dall’avvocato Corrado Spina di Battipaglia, patrocinante in Cassazione e docente a contratto presso l’Università dell’Aquila. L’esperto evidenzia come la convivenza sotto lo stesso tetto faccia ormai scattare una presunzione di sostegno economico, azzerando il requisito dello “stato di bisogno effettivo” richiesto per l’accesso al sussidio. L’assegno sociale – che per l’anno 2026 ammonta a 546,24 euro mensili per tredici mensilità – spetta ai cittadini over 67 in condizioni di reale indigenza. Fino a oggi, spiega l’avvocato Spina, la giurisprudenza era stata più morbida, ritenendo che la semplice coabitazione non bastasse a revocare o negare l’indennità. Ora, invece, la situazione di fatto prevale sui requisiti formali. La vicenda nasce dal ricorso di una donna legalmente separata, priva di redditi propri, che aveva rinunciato all’assegno di mantenimento ma continuava a risiedere nella casa coniugale. L’INPS ha bloccato l’erogazione contestando la continuazione della residenza con il marito. I giudici d’appello prima, e la Cassazione poi, hanno dato ragione all’ente previdenziale. Come evidenziato dall’avvocato Spina, la Suprema Corte ha introdotto una specificazione cruciale: la coabitazione con l’ex coniuge (unico percettore di reddito) lascia presumere che quest’ultimo provveda alle spese materiali del partner, come il pagamento di bollette di luce, gas, acqua e della spesa alimentare. Nella sua nota, il legale di Battipaglia analizza lo scarto logico compiuto dalla Cassazione. Nessun obbligo di provare la riconciliazione: Per negare il sussidio non serve dimostrare che la coppia sia tornata insieme, ma basta il fatto oggettivo della convivenza. Prevalenza del fatto sul diritto: Non basta mostrare una dichiarazione dei redditi pari a zero se poi si beneficia delle risorse dell’ex partner. Allineamento legislativo: Questa svolta segue la scia di provvedimenti recenti, come l’Assegno di Inclusione, che già considera i separati conviventi nello stesso nucleo familiare. L’avvocato Corrado Spina solleva infine un interrogativo cruciale sulle conseguenze più problematiche di questo approccio, che riguardano l’onere della prova. Spesso la coabitazione post-separazione non è una scelta di armonia familiare, ma una necessità economica dettata dall’impossibilità di pagare due diversi affitti. Con questa sentenza, l’onere si sposta interamente sul richiedente, che si trova a dover dimostrare un fatto negativo quasi impossibile da documentare: ossia che, pur vivendo sotto lo stesso tetto, non riceve alcun aiuto economico dall’ex coniuge. Una vera e propria “probatio diabolica” che, conclude l’avvocato Spina, rischia di trasformarsi in un ostacolo insormontabile per l’accesso a una tutela costituzionalmente garantita.

Articoli simili

SEGUICI

20,616FansMi piace
6,261FollowerSegui
1,117IscrittiIscriviti

Ultimi articoli