BATTIPAGLIA. Continuano le indagini dopo il decreto di fermo emesso dalla DDA di Salerno contro tre soggetti di 35, 40 e 48 anni originari della Piana del Sele. I reati contestati sono estorsione, tentata estorsione e incendio, aggravati dal metodo mafioso. L’inchiesta nasce dall’incendio di tre auto avvenuto il 4 agosto 2026 in via Carmine Turco a Battipaglia, scaturito dal rifiuto di una vittima di pagare il “pizzo” o spacciare droga per il gruppo criminale. Nel ricostruire il quadro indiziario, la Procura inserisce un dettaglio specifico: a seguito di un alterco fisico tra la vittima e il presunto esecutore del rogo, quest’ultimo sarebbe stato identificato proprio perché «indicato come tale dal suo stesso fratello». A causa di questa rivelazione, il mandante avrebbe poi inviato minacce tramite WhatsApp al fratello accusatore. Questo specifico passaggio investigativo è stato categoricamente contestato dalla signora Filomena Gonnella, madre dei due ragazzi coinvolti, che ha inviato una nota di smentita alla redazione di battipaglia1929.it. «Non è assolutamente vero che è stato tradito dal fratello, non è vero niente. Sono solo menzogne», dichiara con forza la donna, smentendo la ricostruzione degli inquirenti sul presunto tradimento interno alla famiglia.La signora Gonnella difende totalmente il figlio accusato del rogo: «Mio figlio stava sopra che stava già dormendo da un bel po’. Anzi, per questo fatto è stato anche picchiato, non so da chi e non lo voglio nemmeno sapere».Il procedimento resta nella fase delle indagini preliminari e per tutti i soggetti coinvolti vale la presunzione di innocenza fino a un eventuale giudizio definitivo.











