Ospedale di Battipaglia, riapertura a metà tra cerimoniali e disagi residui

BATTIPAGLIA – Le porte del presidio ospedaliero Santa Maria della Speranza sono tornate ad aprirsi. Dopo circa 90 giorni di stop forzato, scattato all’inizio di agosto a causa di gravi cedimenti strutturali ai solai, la struttura sanitaria di Battipaglia ha riattivato una parte consistente dei suoi servizi all’utenza. Ieri mattina i corridoi del nosocomio hanno visto sfilare in pompa magna i massimi dirigenti dell’Asl Salerno, guidati dal direttore generale Gennaro Sosto, insieme ad alcuni consiglieri regionali e al commissario prefettizio Castrese De Rosa. Una passerella istituzionale che ha ufficializzato la fine del blocco totale. La riapertura arriva dopo un paio di falsi annunci e ripetuti rinvii tecnici che avevano esasperato i residenti, costretti per tre mesi a faticosi pellegrinaggi sanitari verso i presidi di tutta la provincia di Salerno per qualunque tipo di urgenza. La ripresa dell’operatività è tuttavia parziale e articolata su due fasi distinte. Da ieri sono ufficialmente attivi i ricoveri urgenti per i reparti cardine di Medicina, Chirurgia e Ortopedia. Ripristinati a pieno regime anche il Pronto Soccorso per la gestione delle emergenze, la radiologia e i laboratori di analisi cliniche. La vera nota dolente resta l’ala est della struttura. Il fondamentale blocco materno-infantile — che comprende i reparti di Ginecologia, Ostetricia, Pediatria e la Neonatologia — rimane sbarrato. Per queste specializzazioni, i lavori di bonifica, messa in sicurezza e successiva igienizzazione richiederanno ancora diverse settimane; le stime ufficiali fornite dall’azienda sanitaria parlano di un rientro in attività non prima della seconda metà di novembre. La parziale ripartenza toglie ossigeno a una rete dell’emergenza territoriale della Piana del Sele che era ormai al collasso. Tuttavia, a margine dei sorrisi istituzionali e dei tagli del nastro, restano le rivendicazioni delle sigle sindacali, in primis la Fp Cgil, che continuano a chiedere precise garanzie sulla sicurezza strutturale definitiva degli ambienti e un potenziamento immediato del personale sanitario, per evitare che l’attesissimo ritorno alla normalità si trasformi in una costante gestione dell’affanno.

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