Restituzione del 35% del costo delle Cappelle autofinanziate, il Comune continua a dire no ai concessionari. Pertanto, aumentano i ricorsi per decreto ingiuntivo al fine di recuperare quanto dovuto per contratto ai titolari delle edicole funerarie. Una strana politica quella adottata da Palazzo di Città, una politica tutta a discapito delle finanze cittadine. A discapito perché con le transazioni stragiudiziali l’ente non è costretto a corrispondere le competenze legali ai vari difensori dei concessionari; a differenza degli accordi derivanti dalla proposta giudiziale, che bisognerà tenere conto dell’attività svolta dagli avvocati nelle varie fasi. Per la cronaca, a fronte dei 23.100 euro versati per la concessione di una Cappella a 5 posti, il Comune deve restituire il ribasso d’asta (il 35%) con cui è stata appaltata e realizzata l’opera, corrispondente alla somma di Euro 8.000. Mentre per l’Edicola funeraria di 10 posti, costata 40.100 euro, il Comune dovrebbe restituire al titolare 14mila euro, corrispondente sempre al 35% in meno della spesa realmente sborsata da chi l’ha realizzata. C’è stato un incomprensibile stop alle proposte transattive (una settantina circa), tutte nell’interesse del Comune che versava all’avente diritto la sola somma di Euro 5mila a fronte degli 8mila spettanti per l’edicola a 5 posti; invece, per quella a 10 posti il Comune versava solo 8.800 euro a fronte di 14mila, senza corrispondere spese legali agli avvocati dei concessionari. Ci sono, comunque, più sentenze del Tribunale di Salerno che hanno condannato il comune di Battipaglia alla restituzione del 35% sul costo delle Cappelle, ma stranamente si continua imperterriti a non tenerne conto.










