La Corte di Cassazione, riunita a Sezioni Unite, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Vincenzo De Luca, ex presidente della Regione Campania, contro la sentenza con cui la Corte dei Conti lo aveva condannato al pagamento di 100.910,80 euro, oltre rivalutazione e interessi, in favore della Regione. La vicenda riguarda la corresponsione di indennità maggiorate a quattro collaboratori della segreteria personale, ritenute non dovute dai giudici contabili. Secondo la Corte dei Conti, l’ex governatore avrebbe autorizzato i compensi senza verificare la sussistenza dei presupposti normativi e senza acquisire i pareri degli uffici competenti, configurando una responsabilità per colpa grave. Nel ricorso alla Cassazione, De Luca aveva contestato non il merito della decisione, ma la regolarità del collegio giudicante, sostenendo che il presidente della sezione d’appello che aveva emesso la sentenza ricoprisse contemporaneamente un incarico di consulente giuridico presso il Ministero della Salute. Una circostanza che, secondo la difesa, avrebbe leso i principi di imparzialità e di giusto processo. Le Sezioni Unite hanno però escluso qualsiasi vizio, chiarendo che l’incarico era regolarmente autorizzato dagli organi competenti e che il magistrato era pienamente legittimato a esercitare le funzioni giurisdizionali. Di conseguenza, non è stato ravvisato alcun difetto di giurisdizione né una irregolare composizione del collegio. Con la decisione, pubblicata il 26 dicembre 2025, resta dunque confermata la condanna pronunciata dalla Corte dei Conti. Nessuna condanna alle spese, ma è stato disposto il raddoppio del contributo unificato a carico del ricorrente, come previsto dalla normativa.









